Giovedì 10 settembre la Banca Centrale Europea ha alzato di nuovo il costo del denaro: è il secondo aumento consecutivo da quando, a febbraio, è scoppiato lo scontro militare con l’Iran. Il tasso di riferimento sui depositi sale di 25 punti base e arriva al 2,50%.
Christine Lagarde, che presiede la Bce, ha collegato la scelta al rischio geopolitico. Secondo lei le tensioni in Medio Oriente terranno l’inflazione sopra l’obiettivo della banca centrale ancora per parecchio tempo. Ha ribadito che le prossime mosse dipenderanno dai dati economici, senza percorsi già decisi in anticipo.
Il Wall Street Journal ha riportato indiscrezioni su un allarme interno alla Casa Bianca. Marco Rubio, segretario di Stato, e il vicepresidente JD Vance avrebbero segnalato a Donald Trump la possibilità che il confronto con l’Iran si protragga oltre la fine del suo secondo mandato, quindi oltre il 2029. La fonte non ha reso pubblici i documenti su cui si basa la ricostruzione.
L’incertezza ha pesato sui listini azionari europei. L’Euro Stoxx 50 ha chiuso in calo dello 0,6%, mentre Piazza Affari ha limitato le perdite a un marginale meno 0,13%. Francoforte ha ceduto lo 0,7%, Madrid lo 0,09% e Parigi mezzo punto percentuale. Tra i titoli del listino milanese, Lottomatica ha guadagnato terreno mentre Moncler ha chiuso tra i peggiori.
Sul mercato obbligazionario il differenziale tra Btp e Bund si è allargato: il decennale italiano ora rende il 4,38%, un livello che riflette quanto il debito pubblico italiano resti sensibile ogni volta che la Bce stringe.
Sul fronte valutario l’euro si è indebolito contro il dollaro, sceso a 1,1628, mentre lo yen ha ceduto oltre quota 154 per dollaro. Il petrolio Brent ha superato i 105 dollari al barile, spinto dai timori sull’offerta legati al conflitto mediorientale, mentre l’oro ha perso leggermente terreno, poco sotto i 4.408 dollari per oncia. Il Bitcoin è sceso leggermente a 77.234 dollari.
A completare il quadro macro arriva il dato tedesco sull’inflazione: ad agosto i prezzi in Germania sono saliti del 2,9% rispetto a un anno prima, un decimo in più di luglio. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,2%, un ritmo che rallenta rispetto allo 0,8% di giugno.
Chi ha un mutuo a tasso variabile non vede ancora l’effetto di questa stretta, che va nella direzione opposta ai tagli degli ultimi anni. Per chi tiene liquidità su conti deposito, invece, il rendimento resta interessante finché la banca centrale mantiene questa linea: la variabile da monitorare nelle prossime settimane non è il singolo dato di borsa, ma come evolvono le tensioni mediorientali, che secondo Lagarde restano il fattore capace di ribaltare ogni previsione sull’inflazione.
Dati e dichiarazioni riportati da Borse.it nella rassegna mercati di giovedì 10 settembre 2026.