Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha parlato venerdì 25 settembre alla presentazione dell’Osservatorio sulla spesa pubblica, l’appuntamento annuale del ministero sui conti dello Stato, dicendo che il Governo vuole allargare la platea di chi beneficia del taglio dell’Irpef. Non è una norma già scritta: è un obiettivo dichiarato per la prossima legge di bilancio, la Manovra 2027, ancora da definire nei dettagli.

Oggi lo scaglione tra 28mila e 50mila euro paga il 33%, una riduzione decisa con la manovra precedente, quando l’aliquota è passata dal 35 al 33%. Leo vorrebbe allungare quella stessa aliquota fino a 60mila euro, facendo scendere lo scaglione successivo (oggi al 43%) verso il 33%, con un taglio di dieci punti sulla quota di reddito compresa fra i 50mila e i 60mila euro. Se il Parlamento confermasse la proposta così come l’ha descritta il viceministro, il secondo scaglione Irpef arriverebbe a coprire l’intera fascia da 28mila a 60mila euro.

Quanto varrebbe, se passasse. Chi dichiara 51.000 euro risparmierebbe 100 euro l’anno rispetto a oggi. Chi arriva a 55.000 ne risparmierebbe 500 e chi tocca il tetto dei 60.000 ne risparmierebbe 1.000. Sono cifre legate a una proposta non ancora scritta in un testo di legge, non un beneficio già iscritto in busta paga: valgono solo se il Governo la confermerà nella Manovra 2027, e solo per chi dichiara redditi in quella fascia specifica.

C’è un dettaglio che ridimensiona il beneficio per il ceto medio citato da Leo. Il risparmio ipotizzato cresce insieme al reddito dichiarato: i 100 euro previsti per chi dichiara 51mila euro sono lontani dai 1.000 euro previsti per chi arriva a 60mila. Il beneficio più alto andrebbe quindi a chi si trova al bordo superiore della fascia, non a chi sta nel mezzo.

Resta poi un correttivo introdotto insieme al taglio dello scorso anno: un tetto per i redditi oltre i 200mila euro, pensato per evitare che la riduzione raggiunga anche chi guadagna molto più di 60mila euro. Se quel tetto restasse identico anche nella nuova proposta, a beneficiarne di più sarebbe comunque chi supera abbondantemente i 60mila euro. Solo abbassando quella soglia l’intervento premierebbe davvero la fascia di mezzo che il viceministro dice di voler aiutare. Leo, durante l’evento, non ha detto se quel tetto cambierà nella prossima manovra.

Nello stesso intervento il viceministro ha citato altre tre idee allo studio per la stessa legge di bilancio: una tassazione ridotta sui redditi dei più giovani, uno sconto per le aziende che li assumono, e l’allargamento della cedolare secca agli immobili usati per attività commerciali. Anche queste restano proposte, senza una data né un testo definiti, condizionate come la prima alle risorse che il Governo troverà.

Per chi ha un reddito fra i 50mila e i 60mila euro, questa non è ancora una notizia da portare al commercialista. Nessuna aliquota cambia finché la Manovra 2027 non viene scritta e approvata, un percorso che di solito si chiude tra fine dicembre e i primi giorni di gennaio. Il dettaglio da tenere d’occhio nella prima bozza, attesa entro fine anno, è se il tetto sui 200mila euro resta fermo o si abbassa: è quel punto a stabilire chi guadagna davvero dal taglio.

Secondo quanto riportato da QuiFinanza venerdì 25 settembre 2026, le dichiarazioni sono state rese dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo durante la presentazione dell’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate.