24,8 milioni di persone, quasi la metà degli abitanti d’Italia, non versano un euro di Irpef: lo dice un’analisi sulle dichiarazioni dei redditi 2025 firmata dall’Osservatorio Itinerari Previdenziali. Il primo istinto è leggere quella cifra come una mappa dell’evasione fiscale. I numeri dietro il totale raccontano tutt’altro.
Chi non versa l’imposta è per due terzi privo di reddito da dichiarare, e di questo sottoinsieme quasi 10 milioni non hanno ancora 18 anni. Restano 8,7 milioni di persone con un’entrata economica, a volte anche robusta, che comunque non pagano nulla.
La fetta più larga di questo gruppo, 5,3 milioni, lavora come dipendente con una retribuzione fino a 8.500 euro lordi l’anno: sotto quella cifra la detrazione riservata a chi ha un contratto da dipendente assorbe l’intera imposta dovuta. Ad altri stipendiati l’imposta residua si azzera con detrazioni su spese mediche, affitto, spese veterinarie e bonus edilizi. Due milioni hanno una partita Iva nel regime forfettario e non versano Irpef perché la loro tassazione segue un’aliquota sostitutiva diversa. Il milione e quattrocentomila che resta lavora in proprio e chiude l’esercizio in perdita.
Per completare i 24,8 milioni servono altri 16,1 milioni di persone: minori, studenti e chi non lavora. I minorenni residenti in Italia sono 9,7 milioni, di cui solo 81.000 già occupati. Si aggiungono due milioni di universitari senza un impiego, 900.000 studenti maggiorenni delle superiori e un milione di persone che vive di invalidità civile senza lavorare, un assegno che la legge esenta dall’Irpef. Il resto, circa 2,5 milioni, sono altri inattivi: l’unico sottogruppo davvero privo sia di reddito sia di una spiegazione immediata.
Quel numero si collega a un problema strutturale del mercato del lavoro italiano. Gli inattivi nella fascia d’età 16-64 valgono 12,33 milioni di persone, il 33,5% della popolazione in età da lavoro secondo l’Istat. PwC ha scomposto questa platea in una ricerca di febbraio 2025. Gli studenti sono il 34,9%, cioè 4,25 milioni di persone. Chi cita motivi familiari è il 24,4%, quasi 3 milioni, gruppo composto per 2,9 milioni da donne. Un altro 14,8% indica altre ragioni, circa 1,85 milioni di individui. I pensionati sono il 13,9%, 1,73 milioni, e chi si dichiara scoraggiato o resta in cerca di un’occasione arriva al 12%, 1,5 milioni. I tre milioni fermi per motivi familiari sono quasi tutte donne, e la cifra si avvicina parecchio ai 2,5 milioni senza reddito individuati poco sopra: due modi diversi di misurare la stessa esclusione dal lavoro.
Gli evasori nel senso stretto del termine, cioè chi lavora e non dichiara nulla incassando compensi in nero, restano una categoria a parte e molto più contenuta. Sommando persone fisiche e imprese, l’Agenzia delle Entrate li stima in circa 200.000. È questo il numero che pesa davvero sul gettito mancato, non i 24,8 milioni con cui si apre la statistica.
Chi confronta le due cifre dovrebbe partire da una domanda diversa: quale sottogruppo racconta davvero quella riga, un minorenne, un dipendente sotto soglia o un evasore vero. Solo l’ultimo dei tre sottrae risorse allo Stato, ed è l’unico bersaglio legittimo di un controllo fiscale più stretto.
Dati tratti dall’analisi dell’Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2025, ripresi da QuiFinanza il 26 settembre 2026.