Negli Stati Uniti tre indicatori sui prezzi sono usciti sopra le previsioni nello stesso giro di giorni, ma il rendimento dei Treasury è sceso. L’anomalia l’ha segnalata Mohamed El-Erian nella newsletter pubblicata sabato 17 ottobre su Substack, come riporta Money.it.
Allianz lo ha come consigliere economico capo, mentre il Queens’ College di Cambridge lo ha come presidente; in passato ha guidato Pimco. Gli indicatori in questione misurano i prezzi al consumo, alla produzione e all’importazione. Di norma, scrive, numeri così porterebbero i rendimenti verso l’alto.
Il mercato ha fatto il contrario. La probabilità di una stretta a ottobre, ricavata dai prezzi degli strumenti finanziari, è scesa sotto il 20%. Per dicembre le scommesse restano molto alte, intorno al 90%. Il quadro convive con la posizione di Kevin Warsh, il presidente della Fed, che non vuole anticipare le prossime mosse dell’istituto.
Le azioni, intanto, hanno viaggiato su due binari. Il Nasdaq ha perso il 4,5%, il peggior risultato da giugno, e l’S&P 500 ha ceduto circa il 2%. Il Dow Jones, meno esposto alla tecnologia, ha invece chiuso in positivo. Per El-Erian è l’esempio della rotazione in corso.
Un segnale di tensione arriva da CoreWeave, società di cloud per l’intelligenza artificiale. Il suo spread creditizio è salito fino a 1.200 punti base. C’è chi ci legge il primo campanello di una bolla tecnologica e chi un eccesso normale da riassorbire.
Il passaggio più interessante è quello analitico. Secondo El-Erian, uscire dai titoli tecnologici potrebbe non essere un percorso lineare come molti pensano. Il motivo: il resto del listino regge anche grazie al peso che la tecnologia ha ormai nel sistema finanziario. Vendere i titoli tech e comprare altro, quindi, non isola davvero il portafoglio.
Gli altri numeri della settimana, nella stessa newsletter, tratteggiano un mercato nervoso:
- petrolio Brent oltre 110 dollari al barile e WTI oltre 100
- Vix a 20
- oro a 4.187 dollari l’oncia
- indice del dollaro (DXY) a 101,8
- bitcoin a 81.532 dollari
Sullo sfondo restano le tensioni tra Stati Uniti ed Europa sull’Ucraina, lo stallo sull’Iran e i prezzi che pesano sulle famiglie americane in vista del voto di midterm. Il differenziale della Francia rispetto al Bund tedesco non si muove: resta in una forbice che va da 130 a 140 punti base.
Per l’Europa conta il calo dei rendimenti Usa insieme al dollaro più debole: alleggeriscono i tassi nel mondo, compresi i BTP. Il greggio a quei livelli, se ci resta, pesa invece su carburanti ed energia anche da noi. Con il Vix a quota 20 siamo lontani dall’allarme, ma di solito la volatilità si trasmette poi ai listini del continente nei giorni dopo.
Due canali distinti, quindi: il prezzo del greggio dice cosa aspettarsi alla pompa e sul costo dell’energia, mentre i rendimenti Usa e il dollaro guidano la pressione sui tassi, BTP inclusi.
Secondo Money.it, che il 20 ottobre 2026 ha riportato la newsletter settimanale di Mohamed El-Erian pubblicata il 17 ottobre.