Da martedì 11 a venerdì 14 agosto una sequenza fitta di dati statunitensi domina il calendario macro e può cambiare le scommesse dei mercati sui tagli della Fed nei prossimi mesi. Al centro ci sono l’inflazione di luglio, il mercato immobiliare e i consumi delle famiglie americane. Sono i tre indicatori che la Fed guarda di più. Lo segnala Money.it nella rassegna sui market mover, pubblicata domenica 9 agosto. Il calendario si apre già martedì, con la decisione della banca centrale australiana.

La Reserve Bank of Australia apre le danze martedì 11, quando decide sul costo del denaro dopo averlo già portato al 4,35% nel corso dell’anno. Gli analisti si aspettano un tasso fermo, anche se non escludono del tutto una nuova stretta se i prezzi dell’energia continuano a spingere sui consumi interni. Sempre martedì, ma dall’altra parte del Pacifico, negli Stati Uniti arriva l’indice sulle piccole imprese curato dalla Nfib. A completare la giornata sono i numeri di luglio sulle case già vendute, l’indicatore che meglio racconta lo stato di un settore immobiliare schiacciato da mutui costosi e prezzi che non scendono.

Mercoledì 12 arriva il dato più atteso della settimana: l’inflazione al consumo di luglio negli Stati Uniti. A giugno il tasso annuo si era fermato al 3,5%, con un calo su base mensile. Chi guarda i mercati confronterà sia il numero complessivo sia quello depurato da cibo ed energia, la lettura che la Fed considera più affidabile. Un’inflazione ancora in frenata avvicinerebbe un taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno. Un dato sopra le stime, al contrario, farebbe temere che il percorso verso la disinflazione non sia ancora concluso e spingerebbe più in alto i rendimenti sui bond governativi Usa. Lo stesso giorno esce anche il saldo di luglio del bilancio federale americano, un numero che aiuta a seguire l’andamento del debito pubblico.

Giovedì 13 tocca ai prezzi alla produzione di luglio, il numero che di solito anticipa dove andrà l’inflazione al consumo nei mesi a venire. Nello stesso giorno arrivano anche le nuove richieste settimanali di sussidio alla disoccupazione. Dall’altra parte dell’Atlantico esce il dato di giugno sulla produzione industriale nell’area euro. Un numero sotto le attese farebbe crescere i timori sulla capacità dell’industria del continente di risollevarsi. Se invece batte le previsioni, l’euro potrebbe trovare un sostegno passeggero nelle prossime sedute.

L’ultimo giorno, venerdì 14, porta il numero forse più seguito da chi guarda i consumi: le vendite al dettaglio negli Stati Uniti riferite a luglio. Giugno si era chiuso con un rialzo contenuto, e adesso gli operatori vogliono capire una cosa sola: se gli acquisti delle famiglie americane reggono ancora o cominciano a dare segni di stanchezza. La stessa giornata porta anche il primo sondaggio di agosto sulla fiducia dei consumatori, condotto dall’Università del Michigan. Quel numero racconta come i cittadini americani percepiscono l’andamento dei prezzi e delle proprie finanze, una lettura che la Fed tiene sempre d’occhio nelle sue riunioni.

Per chi ha investimenti in azioni, obbligazioni o valute legate al dollaro, la settimana offre più occasioni di muovere i prezzi in poche ore. Il dato da tenere d’occhio resta l’inflazione di mercoledì. Se conferma la discesa vista a giugno, le probabilità di un taglio della Fed entro fine anno saliranno. Se sorprende al rialzo, chi ha portafogli in dollari dovrebbe prepararsi a rendimenti più alti sui titoli di Stato Usa nelle prossime settimane.

Dati e calendario macro riportati da Money.it nella rassegna sui market mover pubblicata domenica 9 agosto 2026.