L’economia tedesca ha chiuso il secondo trimestre con una crescita dello 0,3%, sopra la stima preliminare che si fermava allo 0,2%. Il motore principale è arrivato dal commercio estero: le esportazioni nette hanno guadagnato 0,2 punti percentuali nel periodo aprile-giugno.

Anche la domanda interna ha dato un contributo positivo, anche se contenuto. I consumi delle famiglie e la spesa pubblica sono saliti entrambi dello 0,1%, un ritmo modesto ma comunque in territorio positivo. Gli investimenti in capitale delle imprese, invece, si sono mossi in direzione opposta: meno 0,2%, un dato che la maggior parte degli analisti non si aspettava.

Il risultato porta a tre il numero di trimestri consecutivi di espansione per la Germania, dopo anni in cui la sua economia era rimasta sostanzialmente ferma. Il primo trimestre dell’anno è stato rivisto al rialzo, da una stima iniziale più bassa fino a un incremento dello 0,4%.

A Berlino il cancelliere Friedrich Merz ha varato, in parallelo, un pacchetto di riforme su fisco, pensioni e burocrazia, pensato per attrarre nuovi investimenti esteri. Alla spinta legislativa si somma la spesa pubblica su infrastrutture e difesa, un capitolo di bilancio su cui l’esecutivo tedesco ha scommesso in modo esplicito nell’ultimo anno.

Restano però ostacoli concreti sulla strada della ripresa. I prezzi dell’energia si mantengono elevati, le tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente continuano a generare incertezza sulle catene di approvvigionamento, e il livello dell’acqua del fiume Reno è sceso a valori eccezionalmente bassi. Si tratta di un problema logistico concreto: la Bundesbank lo ha segnalato come un freno diretto per il trasporto merci e quindi per l’attività industriale lungo il corridoio renano.

Il quadro che emerge non è quello di una ripresa lineare. Le esportazioni tirano, ma poggiano su una domanda estera che potrebbe indebolirsi se le tensioni commerciali internazionali dovessero inasprirsi nei prossimi mesi. Gli investimenti delle imprese, il pezzo che di solito segnala la fiducia interna nel ciclo economico, sono invece andati nella direzione sbagliata proprio mentre il resto dei numeri migliorava.

Il dato, diffuso ieri e ripreso da Wall Street Italia, arriva in un momento in cui la Germania resta il principale mercato di sbocco per molte imprese manifatturiere italiane, dalla componentistica auto alla meccanica strumentale. Una ripresa tedesca sostenuta dall’estero tende a tradursi, con qualche mese di ritardo, in più ordini per i fornitori italiani legati a quelle filiere.

Chi lavora in settori export-oriented verso la Germania farebbe bene a guardare il prossimo dato sugli investimenti delle imprese tedesche, non solo il PIL headline: è quel numero, più delle esportazioni nette, a dire se la locomotiva sta davvero ripartendo o se sta solo approfittando di un trimestre favorevole.

Dati ripresi da Wall Street Italia, pubblicati il 25 agosto 2026.