Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato quota 40.047 miliardi di dollari, tre anni prima di quanto stimava nel 2023 il Congressional Budget Office, l’organismo che valuta i conti pubblici del Congresso americano. Lo riporta Adnkronos, citando i numeri del Tesoro americano. Allora l’ufficio indicava il 2028 come anno del sorpasso. Il numero da solo dice poco: rapportato al Pil, il debito valeva il 124% dell’economia Usa nel 2025, contro il 55% di venticinque anni prima, nel 2001. Negli ultimi cinque mesi l’incremento è stato di mille miliardi di dollari, mentre la spesa federale continua a correre più delle entrate.
Nei primi dieci mesi dell’esercizio fiscale, che si chiuderà il 30 settembre, Washington ha già messo a bilancio un disavanzo da 1.800 miliardi di dollari. Il New York Times calcola che l’anno in corso porterà oltre duemila miliardi di dollari di indebitamento aggiuntivo, tra i costi militari legati al conflitto in Iran e i tagli fiscali voluti dai repubblicani nel 2025.
Trump aveva promesso, nella sua prima campagna del 2016, di far sparire l’intero debito in otto anni, grazie a nuovi accordi commerciali e a una crescita più sostenuta. Da allora la cifra è raddoppiata. Nel secondo mandato le due leve su cui l’amministrazione contava, tagliare la spesa e incassare di più dai dazi, non hanno funzionato come previsto.
Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, guidato all’inizio da Elon Musk, puntava a tagliare la spesa federale di mille miliardi di dollari. Oggi dichiara di aver risparmiato appena oltre 200 miliardi di dollari. Quella cifra, secondo la corte dei conti americana, non convince: il Government Accountability Office l’ha definita questo mese poco affidabile e poco trasparente.
Sul fronte delle entrate, la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi alcuni dei dazi imposti dall’amministrazione, obbligando il governo a restituire alle aziende più di 160 miliardi di dollari già incassati. Scott Bessent, segretario al Tesoro Usa, puntava a un rapporto deficit/Pil del 3% entro la scadenza del 2028, partendo da oltre il 6% dell’inizio mandato di Trump. La scorsa settimana ha ammesso che la rotta di quest’anno è quella sbagliata. In un’intervista a Newsmax ha indicato le spese militari legate all’Iran e i rimborsi dei dazi come le due voci che hanno pesato di più.
Il costo del debito si vede anche sui mercati. Il rendimento dei Treasury trentennali ha toccato in questi giorni il valore più alto degli ultimi vent’anni, un aumento dei costi di finanziamento per lo Stato ma anche per famiglie e imprese che si indebitano a lungo termine.
Michael Peterson, a capo di Peter G. Peterson Foundation, un’organizzazione che segue i conti pubblici Usa e viene citata dalla Cnn, offre un altro modo di leggere la traiettoria. Meno di un decennio fa il debito era a 20.000 miliardi di dollari, la metà di quello di oggi. Se il ritmo attuale prosegue, tra sei anni si arriverà a cinquantamila miliardi di dollari.
Per chi ha risparmi in dollari o obbligazioni Usa, il rendimento più alto dei Treasury a lungo termine è il dato da guardare nelle prossime settimane. Segnala quanto il mercato chiede per finanziare un debito che cresce più in fretta del Pil che dovrebbe ripagarlo.
Dati ripresi da Adnkronos, che nell’articolo del 20 agosto 2026 cita a sua volta New York Times, Wall Street Journal e Cnn.