La Pubblica amministrazione italiana paga le fatture più in fretta, ma il conto che deve ancora alle imprese continua comunque a crescere. Il debito commerciale di Stato ed enti pubblici ha raggiunto quota 64,2 miliardi di euro, una cifra che vale il 2,8% del Pil e che resta il livello più alto fra i ventisette Paesi dell’Unione europea. Lo certifica una nuova analisi della Cgia di Mestre, l’associazione di categoria di artigiani e piccole imprese, diffusa nel fine settimana e ripresa da Soldionline.

Il tempo medio per saldare le fatture, secondo la Cgia, nel 2025 è sceso fino a 27,2 giorni, quasi tre in meno rispetto ai 29,9 giorni dell’anno prima. La Cgia lega il progresso ai vincoli imposti dall’Ue per l’accesso ai fondi legati al Next Generation Eu, lo strumento di sostegno nato dopo la pandemia che pone come condizione anche l’accelerazione dei pagamenti pubblici verso le aziende.

Nel corso del 2025 lo Stato ha saldato 3.034 fatture sulle 3.673 complessivamente emesse, per un totale di 21,1 miliardi di euro versati a fronte di 27,8 miliardi dovuti in tutto. In pratica un quarto delle fatture non viene saldato.

La Cgia spiega il meccanismo dietro la crescita del debito: la Pa accelera sui pagamenti più recenti, però non arriva a coprire tutto l’arretrato accumulato negli anni precedenti. Il risultato è che il debito è salito di altri 6,7 miliardi in appena dodici mesi, il motivo per cui l’Italia guida ora questa classifica in Europa.

Il fenomeno dei ritardi riguarda anche i rapporti fra aziende private: nel trimestre tra aprile e giugno di quest’anno, solo il 42% dei pagamenti tra imprese italiane è avvenuto nei tempi concordati dal contratto, due punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le grandi aziende si confermano le pagatrici meno affidabili: appena il 21% ha rispettato le scadenze pattuite. Le micro imprese, al contrario, si confermano più affidabili, con il 42,7% dei pagamenti fatto entro i termini.

Per la Cgia, le imprese più forti sfruttano il potere contrattuale per finanziarsi a costo zero, scaricando l’onere del credito sui fornitori più piccoli. È un vero abuso di posizione dominante, sostiene l’associazione, perché il fornitore minore raramente ha la forza per rifiutare condizioni di pagamento più lunghe senza perdere la commessa.

Il quadro cambia molto da regione a regione. In Lombardia il 51,6% dei committenti rispetta i tempi contrattuali, il dato migliore del Paese. All’estremo opposto si trova la Calabria, dove la puntualità scende al 26,7%, il valore più basso tra tutte le regioni italiane.

Per chi lavora con clienti pubblici o con grandi gruppi privati, il messaggio è chiaro: le clausole sugli interessi di mora contano più della fiducia nei tempi di incasso dichiarati a voce. Il calendario dei pagamenti, in pratica, va negoziato prima di firmare.

Analisi della Cgia di Mestre riportata da Soldionline il 12 settembre 2026.