Il 5% delle famiglie italiane più abbienti controlla oggi il 50,2% della ricchezza netta nazionale, contro il 39,9% di quindici anni fa. Lo certifica un nuovo studio della Fondazione Fiba, il centro studi legato a First Cisl, che ricostruisce per la prima volta come si sia distribuito il patrimonio delle famiglie negli ultimi tre lustri.
Il quadro complessivo racconta una ricchezza che cresce, ma lentamente. A fine 2025 il patrimonio netto delle famiglie italiane ha toccato 11.333 miliardi di euro, in aumento di appena il 22,8% nel decennio. Nello stesso periodo la Germania ha guadagnato l’87,3%, la Spagna il 56,6% e la Francia il 42%. Il peso italiano sul totale dell’area euro, che vale complessivamente 68.521 miliardi, è così sceso dal 21,7% al 16,5%.
Guardando al singolo nucleo familiare la distanza si riduce, ma non sparisce. Il patrimonio medio italiano è passato da 366.790 a 452.300 euro in dieci anni, restando sopra quello francese (441.080 euro) e spagnolo (436.900 euro) ma scivolando sotto quello tedesco, salito a 480.390 euro. Non è dunque una questione di ricchezza già in cassa, quanto della rapidità con cui il paese riesce a produrne di nuova.
Dentro questo patrimonio il divario si allarga proprio sugli strumenti legati ai mercati. Il 10% più facoltoso possiede il 43,4% dei depositi bancari; la quota cresce al 76,7% se si guarda ai titoli di debito, tocca il 93,3% quando l’asset sono le azioni quotate in borsa e arriva all’82,5% nel caso dei fondi comuni di investimento. Per le partecipazioni in società non quotate la concentrazione tocca il 98,3%. Sono proprio gli strumenti che permettono di partecipare alla crescita delle imprese a restare fuori dalla portata della maggioranza delle famiglie.
Il mattone, che per decenni ha sostenuto i patrimoni italiani, ha smesso di fare da traino. Il valore degli immobili copre ancora il 46% del patrimonio lordo familiare, ma è cresciuto solo del 16,1% dal 2015. Nello stesso arco la media dell’area euro ha guadagnato il 53,7%, la Germania il 52,7% e la Spagna addirittura l’80,6%.
Alla base di questo rallentamento c’è il reddito, non il patrimonio già esistente. Il reddito racconta la stessa storia: nel decennio 2015-2025 è cresciuto del 28,4% per le famiglie italiane, un ritmo più basso del 48,3% tedesco, del 41,1% francese e del 53,8% spagnolo. Anche il risparmio segue la stessa traiettoria: quello italiano è aumentato del 28,2% nel decennio, mentre quello spagnolo è più che raddoppiato con un +134,2%. Nel 2025 le famiglie italiane hanno accantonato il 10,7% del proprio reddito, contro una media dell’area euro del 14,32% e il 19,2% tedesco.
Riccardo Colombani, che guida First Cisl a livello nazionale, avverte che la fetta in mano al 5% più ricco è destinata a crescere ancora se Pil e retribuzioni non accelerano in modo duraturo. Colombani cita come possibile via d’uscita il progetto con cui Bruxelles vuole trasformare l’attuale quadro europeo sui capitali in un’unione più orientata al risparmio delle famiglie, per spingerle a investire nelle imprese del continente invece che, come avviene oggi, in società quotate soprattutto negli Stati Uniti.
Sul fronte dei debiti l’Italia resta un caso particolare: le famiglie devono 804,7 miliardi di euro; una cifra che pesa solo per il 10,2% sul debito complessivo dell’eurozona, molto meno di quello tedesco (27,4%) e francese (22,2%). La distribuzione però resta squilibrata: nel decile più povero le passività valgono il 95,6% del patrimonio lordo, una fragilità che il dato aggregato nasconde del tutto.
Per chi affida i risparmi a un consulente o valuta di spostarli verso fondi e azioni, il messaggio dello studio è diretto. La parte di patrimonio italiano che partecipa davvero alla crescita dei mercati resta in poche mani, e allargarla dipende più dalla busta paga che dal valore della casa.
Dati e dichiarazioni ripresi da Wall Street Italia, che ha pubblicato lo studio di First Cisl mercoledì 16 settembre 2026.