Hitachi Rail ha presentato a Berlino, nell’ambito della fiera ferroviaria Innotrans, il suo nuovo Intercity Bemu: un convoglio passeggeri che in Italia può muoversi sia sotto la linea elettrica sia, dove l’alimentazione manca, spinto dalle sue batterie. Trenitalia, la società di trasporto passeggeri del gruppo Ferrovie dello Stato, ne ha già messi in ordine sei, dentro l’accordo quadro firmato con il produttore giapponese che riguarda anche i treni regionali Blues. Il pacchetto include anche la manutenzione completa per quindici anni.

Il treno nasce in due stabilimenti italiani, uno a Pistoia e uno a Napoli. La sigla Bemu sta per Battery Electric Multiple Unit e descrive esattamente il punto di forza del mezzo: una batteria da oltre 600 kWh che gli permette di toccare i 100 km/h anche sui binari privi di elettrificazione, con un’autonomia di 100 chilometri. Due pantografi consentono di ricaricarla durante le soste, con un pieno completo che richiede circa mezz’ora.

Questa flessibilità è ciò che rende il Bemu adatto alle tratte regionali dove la linea elettrica si interrompe: oggi quei tragitti vengono coperti con convogli diesel, che il nuovo treno può sostituire senza dover elettrificare l’intera rete. Il sistema recupera inoltre energia nelle fasi di frenata, un accorgimento che ne migliora l’efficienza complessiva. Sulla velocità massima, che sulle linee elettrificate arriva a 160 km/h, il treno offre 200 posti a sedere, con finestrini più ampi e componenti di trazione spostati sul tetto per lasciare più spazio in cabina.

Alla stessa fiera, Hitachi Rail ha annunciato di voler estendere a tutto il proprio portafoglio, quindi non solo al materiale rotabile ma anche a segnalamento, infrastrutture e operazioni, HMAX, il proprio sistema digitale per il controllo degli asset. Dal prossimo anno la sensoristica HMAX sarà installata su ogni nuovo treno del gruppo, compreso il Frecciarossa 1000 che Trenitalia utilizza sull’alta velocità. I sensori leggono lo stato dei componenti critici mentre il convoglio è in marcia, permettendo di individuare in anticipo i guasti e programmare gli interventi di manutenzione. La tecnologia, lanciata alla stessa fiera nel 2024, equipaggia già circa 2.500 treni nel mondo e il gruppo prevede di superarne 3.500 sulla base degli ordini già firmati.

Il numero degli Intercity Bemu ordinati resta per ora piccolo rispetto alla flotta complessiva di Trenitalia. La scelta segnala però una strada diversa da quella dell’elettrificazione totale delle linee secondarie, un intervento che in molte tratte italiane costerebbe di più e richiederebbe più tempo di quanto serva a costruire treni capaci di fare a meno dei fili sopra i binari per un tratto del percorso.

Per chi viaggia ogni giorno su una linea regionale non elettrificata, il beneficio concreto arriverà solo quando Trenitalia deciderà su quali tratte assegnare questi primi sei convogli: la differenza si vedrà nella sostituzione dei treni diesel più vecchi, non in un cambiamento immediato dell’orario.

Secondo quanto riportato da Marco Morino su Il Sole 24 Ore, la presentazione è avvenuta alla fiera Innotrans di Berlino nella giornata di giovedì.