Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha collegato il rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea al peso del debito pubblico italiano, parlando a margine della festa dell’Udc. Lo riporta Soldionline, mentre il governo lavora alla manovra che dovrà arrivare entro fine anno.

Giorgetti ha spiegato che il costo del denaro più alto, deciso per frenare l’inflazione, colpisce chiunque abbia un debito da ripagare. Le famiglie con un mutuo, le imprese che si finanziano con prestiti bancari e lo Stato quando rinnova i propri titoli sul mercato si trovano tutti davanti a rate e interessi più pesanti. Per un Paese con un debito pubblico tra i più alti dell’area euro, ogni punto percentuale in più sui tassi pesa sui prossimi bilanci pubblici.

Il ministro ha aggiunto che tenere il debito sotto controllo diventa decisivo proprio quando i tassi salgono. La fiducia di chi compra BTP e altri titoli di Stato determina il prezzo a cui l’Italia riesce a collocarli sul mercato. Meno fiducia significa rendimenti più alti richiesti dagli investitori. Il meccanismo si autoalimenta: una spesa per interessi già in salita rende i conti pubblici più fragili agli occhi di chi deve finanziarli.

Sulla prossima manovra, Giorgetti ha descritto una fase politicamente delicata, segnata dalla necessità di sostenere le fasce sociali finora meno tutelate senza aprire nuovi squilibri di bilancio. Ha parlato anche della necessità di passare in rassegna le misure fiscali già esistenti, per evitare che gli stessi contribuenti accumulino più bonus mentre altri gruppi di reddito restano senza alcun sostegno. Non ha indicato quali agevolazioni specifiche verranno riviste o accorpate.

Tra le ipotesi allo studio, Giorgetti ha rilanciato una tassazione agevolata al 5%, pensata per gli aumenti di stipendio dei lavoratori più giovani: un’aliquota unica molto più bassa di quella ordinaria applicata sui redditi da lavoro. Il ministro ha precisato che si tratta di una delle proposte sul tavolo della coalizione di governo, non di una misura già decisa, e che il confronto politico interno alla maggioranza proseguirà insieme alla discussione della manovra.

Nel resoconto diffuso finora manca una stima ufficiale dell’impatto della flat tax sui conti pubblici, così come un numero preciso di beneficiari attesi. La versione che uscirà dal negoziato tra gli alleati di governo potrà quindi cambiare rispetto a quanto anticipato finora, sia nell’aliquota sia nella platea coinvolta.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o gestisce un prestito aziendale, il livello dei tassi Bce nei prossimi mesi resta la variabile da tenere d’occhio prima di rifinanziare un debito. Per i lavoratori più giovani che si aspettano un aumento di stipendio, conviene seguire da vicino il testo della manovra quando arriverà in Parlamento: quell’aliquota unica al 5% potrebbe cambiare in modo sensibile il netto in busta paga, ma solo se supera indenne il negoziato tra gli alleati di maggioranza.

Le dichiarazioni sono state raccolte da Soldionline a margine della festa dell’Udc, in un articolo del 13 settembre 2026.