Dal 2000 il volume complessivo dei ghiacciai delle Alpi francesi è sceso del 35%. La misurazione arriva da Legambiente, che ha aperto in Francia la settima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna di monitoraggio internazionale condotta insieme a Cipra Italia e con il supporto scientifico della Fondazione Glaciologica Italiana. Lo riferisce Adnkronos, che ha raccolto i dati diffusi dall’associazione in apertura della tappa francese.
Il caso più severo riguarda la Grande Motte, ghiacciaio sopra i 3.000 metri nel comprensorio sciistico di Tignes, dentro il Parco nazionale della Vanoise. Ha perso l’intero manto nevoso di cui aveva bisogno per rigenerarsi ogni stagione. I ricercatori dell’Inrae-Groupe de Glaciologie misurano, a partire dal 1982, una riduzione del 70% nel volume e del 30% nella superficie del ghiacciaio: sono i loro rilievi scientifici diretti, non una proiezione di Legambiente.
La parte visibile del ghiaccio è oggi segnata da crepacci e zone annerite. Lo scioglimento alimenta un bacino comparso più a valle, il Lac de Rosolin, sorvegliato dal 2019. Nel 2023 il lago tratteneva 150.000 metri cubi d’acqua; le autorità locali lo hanno poi abbassato fino a 50.000 metri cubi, un intervento pensato per evitare che il bacino si riversi senza preavviso sulla vallata dove sorge la stazione di Tignes.
Gestire quel lago è diventato un lavoro condiviso tra il Comune di Tignes, i servizi statali competenti, l’Onf-Rtn e gli enti scientifici che ne seguono l’evoluzione. Non molti anni fa lo sci restava possibile durante l’intera stagione. Oggi la stazione convive con una fusione glaciale più rapida, temperature in aumento e un elemento nuovo da gestire, il lago stesso.
La responsabile Alpi di Legambiente a livello nazionale, Vanda Bonardo, guida anche Cipra Italia come presidente. Secondo lei la crisi climatica sta rendendo le Alpi più fragili e instabili, con rischi crescenti sia in quota sia più a valle e con il turismo costretto a cambiare pelle. Bonardo chiede di superare una pianificazione pensata per la stabilità a favore di una capace di gestire il cambiamento, e indica la gestione francese del lago come modello da replicare anche in Italia.
Marco Giardino insegna all’Università di Torino e ricopre il ruolo di vicepresidente nella Fondazione Glaciologica Italiana. Giardino spiega che il Lac de Rosolin si è formato man mano che la Grande Motte perdeva massa. Scavare passaggi sopra e all’interno del ghiaccio, sfruttando la natura carsica della roccia sottostante, ha permesso di far scendere l’acqua e di contenere il rischio di piene. Giardino ritiene che questo tipo di monitoraggio fornisca strumenti preziosi per affrontare i cambiamenti climatici in una zona dall’alto valore naturalistico, turistico e sportivo.
Dalla tappa francese, Legambiente rilancia la richiesta di regole comuni a livello europeo per la gestione dei ghiacciai alpini e di piani di adattamento territoriale. L’associazione chiede inoltre di trattare i ghiacciai come una risorsa condivisa, da inserire in sistemi idrologici ed ecologici tra loro collegati, invece che come elementi isolati del paesaggio.
La carovana lascia ora la Francia per l’Italia, con tappe programmate nelle prossime settimane sui ghiacciai del Monte Bianco, dei Forni, del Montasio e del Coolidge-Monviso. Per chi vive di turismo alpino o dipende dalle risorse idriche a valle, i dati che arriveranno da quelle tappe diranno se il ritiro dei ghiacciai italiani corre allo stesso ritmo misurato da Legambiente in Francia.
Notizia e dichiarazioni riportate da Adnkronos, a firma di Sibilla Bertollini, che cita i dati diffusi da Legambiente nell’ambito della campagna Carovana dei ghiacciai 2026.