L’industria chimica italiana ha tagliato le emissioni di gas serra del 73% rispetto al 1990, un risultato che supera già l’obiettivo europeo del 55% fissato per il 2030. Lo indica la trentaduesima edizione del Rapporto Responsible Care, che Federchimica ha presentato lunedì 2 novembre a Rimini durante la fiera Ecomondo, come riporta Il Sole 24 Ore.

Il peso del settore sul totale nazionale si è più che dimezzato. Le emissioni dirette del 2024, calcolate in CO2 equivalente, sono state 8,4 milioni di tonnellate: il 2,5% del totale italiano, mentre nel 1990 la quota era il 6%. Contando anche le emissioni indirette, il calo sale al 74%.

Cambia anche la gestione dei rifiuti. Il riciclo è oggi la prima destinazione, con il 49% del totale, contro il 23% del 2015.

Il rapporto misura anche quanto vale il settore. Il valore della produzione del comparto ha toccato nel 2025 quota 60 miliardi di euro. Il 90,8%, cioè 54,4 miliardi, finisce a fornitori, dipendenti e pubblica amministrazione. Sul fronte fiscale le imprese hanno versato 1,1 miliardi di euro di tributi, e hanno pagato altri 2,3 miliardi circa tra imposte e contributi legati al personale.

Va meglio anche sul lavoro. Gli infortuni pesano il 36% in meno che nella media manifatturiera. Rapportati alle ore lavorate, sono calati del 44% rispetto al 2010 e dell’80% rispetto al 1990. Il presidente dell’Inail Fabrizio D’Ascenzo ha ricordato che la collaborazione con Federchimica va avanti dal 2006.

Su un punto i numeri vanno letti con cautela. Chicco Testa, intervenuto come esperto del tema, ha criticato il Green Deal europeo in generale: a suo giudizio più della metà della riduzione delle emissioni nasce dalla chiusura o dalla delocalizzazione di settori industriali, con la CO2 spostata altrove e i prodotti importati lo stesso. Nei dati riportati da Il Sole 24 Ore manca la distinzione, per la chimica, tra efficienza degli impianti e produzione che ha lasciato il Paese.

Francesco Buzzella, che guida Federchimica, rivendica il ruolo del settore: senza industria e senza chimica, sostiene, la transizione ecologica non si realizza. Chiede però regole europee meno numerose, più omogenee e applicabili, perché oggi le imprese del continente non competono ad armi pari con il resto del mondo. La condizione indispensabile, per Buzzella, è energia sicura e a costi competitivi.

Sulla stessa linea il sindacato. Per la Femca Cisl, il segretario generale Sebastiano Tripoli chiede politiche industriali, energia a prezzi sostenibili e investimenti che garantiscano un futuro a impianti e territori, tenendo insieme ambiente e occupazione.

Il banco di prova nei prossimi mesi sarà la risposta di Bruxelles e Roma sul prezzo dell’energia. Da lì dipende se il taglio delle emissioni resterà legato alle fabbriche italiane o si sposterà con loro all’estero.

Dati del 32° Rapporto Responsible Care di Federchimica, riportati da Il Sole 24 Ore il 3 novembre 2026.