La produzione industriale tedesca è calata dell’1,1% a luglio, un dato ben peggiore delle attese: gli analisti stimavano un rialzo dello 0,2%. Il numero, diffuso da Destatis e ripreso da borse.it, segna una battuta d’arresto per un’economia che sembrava aver imboccato una fase di ripresa dopo un lungo periodo fermo. A pesare di più è stato il comparto automobilistico, mentre la media degli ultimi tre mesi, meno soggetta a oscillazioni mensili, è salita dello 0,4%: un segnale che il quadro di fondo non è crollato insieme al singolo mese.
Joachim Nagel, che guida la Bundesbank, non si ferma al dato di luglio. Ha detto che quest’anno la crescita tedesca potrebbe arrivare all’1%, il doppio della stima di tre mesi fa: un aggiustamento insolito, perché di norma le previsioni ufficiali cambiano di pochi decimi da un trimestre all’altro, non di un punto intero. La spinta arriva da tre fronti citati dallo stesso Nagel: le opere pubbliche, il riarmo delle forze armate tedesche e gli investimenti in digitalizzazione.
Gli ordini all’industria offrono un segnale nella stessa direzione. A luglio sono cresciuti per il terzo mese consecutivo, un momentum che però non basta da solo a mettere al riparo il settore auto, ancora in affanno e responsabile proprio del calo che ha sorpreso gli analisti.
Volkswagen è l’esempio più evidente delle difficoltà del comparto. Le vendite in Cina continuano a scendere, i costi restano alti e diversi stabilimenti lavorano sotto la loro capacità produttiva. Il consiglio di sorveglianza del gruppo ha dato il via libera, la scorsa settimana, a un piano che taglierà 50.000 posti di lavoro, la metà dei quali sul territorio tedesco: la conferma più concreta di quanto la crisi del comparto non sia passeggera.
Il ministero dell’Economia tedesco riconosce che il manifatturiero ha tenuto meglio del previsto nel secondo trimestre. Aggiunge però che le ricadute del conflitto mediorientale pesano sulle catene di fornitura e sui costi energetici del settore. Per questo il dicastero non si sbilancia su una ripresa ampia della produzione nella parte restante dell’anno.
Il quadro tracciato dal ministero racconta quindi due velocità diverse. Da un lato la produzione complessiva tiene, sostenuta dalla spesa pubblica e da ordini in aumento. Dall’altro il pezzo più pesante dell’industria tedesca resta fermo su vendite in calo e tagli di personale già decisi. Una stima di crescita raddoppiata come quella di Nagel si regge soprattutto sul primo fronte: se l’auto continua a frenare, il conto complessivo può cambiare di nuovo nei prossimi mesi.
Chi segue il comparto industriale tedesco per motivi professionali o di investimento dovrebbe guardare ai prossimi dati sugli ordini più che al numero di luglio: è quell’indicatore, non la produzione mensile, a dire se la frenata dell’auto resterà isolata o si allargherà al resto della manifattura.
Dati Destatis ripresi da borse.it, con le dichiarazioni del numero uno della Bundesbank, Joachim Nagel.