I Paesi del G7 hanno deciso di mettere sul mercato, attingendo alle riserve d’emergenza, greggio e gasolio per 100 milioni di barili, al massimo. Il rilascio si distribuisce su quattro mesi ed è coordinato dall’Agenzia internazionale dell’energia. Lo scopo è raffreddare i listini di benzina e diesel, spinti al rialzo dalla tensione attorno a Hormuz, come riporta QuiFinanza.

Il vertice si è svolto in videoconferenza su convocazione della presidenza francese, e Emmanuel Macron ne ha confermato l’esito. Per il diesel scatta un intervento d’urgenza che si concentra nei primi 20 giorni. I governi si sono anche impegnati a non introdurre divieti né limiti agli scambi tra loro.

Questo secondo punto ha un peso politico. Donald Trump aveva premuto sull’Europa, minacciando di fermare le vendite di diesel americano destinate al continente. L’intesa allontana, per ora, uno scontro commerciale tra Washington e i suoi alleati.

Sui volumi, l’Eliseo ha indicato un contributo europeo di diesel per 50 milioni di barili. Altri 50 milioni, stavolta di greggio, arriveranno dai membri dell’Agenzia. Nel testo conclusivo i leader sommano tutto e citano 100 milioni.

Resta un terzo capitolo, meno visibile: i Paesi coordineranno le fermate delle raffinerie per manutenzione. Così non si rischia che più impianti smettano di produrre nello stesso periodo.

Più prodotto disponibile alleggerisce la pressione sul mercato, e un primo segnale c’è già stato. Dopo l’annuncio il Brent e il Wti hanno perso quota negli scambi di Londra e New York. Alla pompa, però, il percorso è più lento. Vale la regola del “missile e piuma”: i prezzi salgono in fretta e scendono piano.

Il motivo è che le quotazioni dei raffinati non seguono solo le scorte. Contano le forniture che arrivano davvero, il costo del trasporto, quanto riescono a lavorare le raffinerie e cosa si aspettano gli operatori.

Per l’Italia c’è un secondo canale. Qui le merci viaggiano soprattutto su gomma, quindi un diesel meno caro potrebbe frenare anche i prezzi di ciò che si compra. QuiFinanza avverte però che non si può calcolare in anticipo il risparmio al litro. Nemmeno la data in cui il cambiamento si vedrà ai distributori e nell’inflazione è stimabile.

C’è poi un limite strutturale. Le scorte d’emergenza servono a tamponare, mentre il problema dura da mesi: la guerra con l’Iran e il traffico marittimo bloccato a Hormuz, snodo fondamentale per il petrolio che viaggia via mare. A questo si sommano i limiti all’export del gasolio russo, più la sospensione dell’export di carburanti decisa dalle raffinerie cinesi. Quattro mesi di rilascio coprono una finestra, non il guasto.

Chi fa il pieno ogni settimana farebbe meglio a guardare i prezzi esposti ai distributori nelle prossime settimane, più che le quotazioni del greggio. Se il ribasso arriva, arriverà con ritardo.

Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia dell’accordo del G7 sabato 3 ottobre 2026.