La Federal Reserve potrebbe alzare di nuovo i tassi prima della fine del 2026. Il verbale della riunione del 15-16 settembre, uscito mercoledì 7 ottobre, dice che la gran parte dei membri del FOMC, il comitato di politica monetaria, ritiene probabilmente appropriato un secondo aumento entro dicembre. Lo riporta Money.it.

A settembre il comitato aveva votato 12 a 0 per portare i fondi federali al 3,75%-4,00%, con un rialzo da un quarto di punto. Era il primo aumento dal 2023. Secondo le minute, quella mossa non è un episodio isolato, e la banca centrale di Kevin Warsh si prepara a proseguire.

Il passaggio che gli analisti hanno letto con più attenzione riguarda l’intelligenza artificiale. Per alcuni membri i cantieri delle infrastrutture di IA possono spingere la domanda sopra l’offerta nel medio termine. Altri hanno segnalato rincari dei beni core, legati proprio a quegli investimenti.

Non è l’unico fattore. Pesano i prezzi di petrolio e carburanti, saliti per le perturbazioni nelle spedizioni dal Medio Oriente, e l’effetto dei dazi, che non è ancora arrivato per intero sui prezzi finali. L’inflazione PCE ad agosto era al 3,8% su base annua. Quella core si fermava al 3,4%. Il target è il 2%.

Il comitato giudica quindi i rischi sbilanciati verso l’alto. Diversi membri hanno descritto l’aumento di settembre come una forma di assicurazione. L’inflazione resta sopra l’obiettivo da oltre cinque anni.

Sul fronte dei Treasury, le minute segnalano che il mercato ha funzionato in modo ordinato, ma invitano a prepararsi a eventuali tensioni. Tra le cause dei rendimenti più alti compaiono dati macro più solidi, il fabbisogno di finanziamento legato all’IA, la geopolitica e l’incertezza sul piano con cui il Tesoro americano riacquista i propri titoli. Il lavoro, intanto, non offre alibi: la disoccupazione era ferma al 4,1% in luglio e in agosto, vicino alla piena occupazione.

I mercati hanno reagito poco, perché il tono duro era già nei prezzi. Il Dollar Index, che misura il dollaro, è salito dello 0,4% fino all’area 102,3. Giovedì 8 ottobre il decennale americano rendeva il 5,33%, vicino al livello più alto dal 2002, che nei giorni prima aveva quasi toccato.

Per le prossime mosse, le quotazioni dei future sui tassi americani assegnano una probabilità tra 20 e 25 su cento a un aumento già alla riunione del 27-28 ottobre. Il mercato considera più verosimile un intervento entro dicembre. Resta una stima di mercato, non una decisione della Fed.

Chi ha un mutuo a tasso variabile o un’esposizione al dollaro dovrebbe segnare in agenda la riunione del 27-28 ottobre. Quella data dirà se il secondo rialzo arriva presto o resta in attesa di dicembre.

Money.it, Ufficio Studi, giovedì 8 ottobre 2026, sulle minute della riunione del FOMC del 15-16 settembre.