Sull’ex Ilva il governo prepara un decreto-legge, atteso già al prossimo Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato giovedì 8 ottobre Alfredo Mantovano, sottosegretario di Palazzo Chigi, all’avvio dell’incontro con i sindacati. Il testo, ha spiegato, conterrà garanzie sociali per chi lavora negli stabilimenti e un uso della cassa integrazione che non accompagni la chiusura degli stabilimenti.

Secondo quanto riporta Soldionline, che cita l’ANSA, la formula scelta da Mantovano è quella della continuità. La cassa integrazione, cioè l’ammortizzatore sociale che protegge il reddito dei dipendenti quando l’azienda sospende o riduce il lavoro in modo temporaneo, va dunque collegata a un periodo di passaggio. Non a un fermo definitivo dell’attività. La differenza pesa: chi è in cassa integrazione perché l’impianto chiude ha davanti uno scenario molto diverso da chi ci resta mentre la produzione continua.

Il decreto-legge è lo strumento che l’esecutivo può usare quando serve agire con urgenza. Ha effetto da subito, ma il Parlamento deve convertirlo in legge. Ed è proprio in quel passaggio parlamentare che il governo intende aggiungere altre misure di protezione sociale: Mantovano ha detto che sono già allo studio. Per ora, quindi, il primo testo conterrà solo una parte delle garanzie annunciate.

Sul piano industriale la linea non cambia. Il governo conferma l’obiettivo di produrre acciaio green, con un impianto Dri e con forni elettrici. Il Dri, sigla di direct reduced iron, è una tecnologia che permette di ottenere acciaio con un’impronta ambientale potenzialmente più bassa rispetto ai cicli tradizionali. Mantovano ha però posto una condizione: la strategia deve inserirsi in un piano industriale credibile.

Quella condizione è il punto più delicato dell’annuncio. Le tutele sociali e la cassa integrazione servono a tenere in piedi i redditi mentre si decide che cosa diventerà lo stabilimento. Il progetto di decarbonizzazione, invece, dipende da un piano che oggi non risulta presentato nei dettagli. Il resoconto non riporta tempi per l’impianto Dri, né costi, né il numero di lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione.

Mancano anche altre informazioni. Nel resoconto non si legge per quanto tempo varrebbe il trattamento, né quali stabilimenti ne sarebbero interessati. Senza questi elementi, la parola continuità resta un’intenzione dichiarata e non ancora una misura verificabile. Il testo del decreto, quando sarà pubblicato, mostrerà se la promessa si traduce in norme precise.

C’è poi una questione di calendario. Il decreto entra in vigore appena viene approvato, quindi le tutele iniziali possono arrivare in fretta. Le integrazioni promesse per la fase parlamentare richiederanno invece più tempo, perché passano da Camera e Senato e possono cambiare lungo il percorso.

Chi lavora nell’ex Ilva, o nell’indotto che ruota attorno all’acciaieria, dovrebbe quindi seguire due passaggi. Il primo è la data del prossimo Consiglio dei ministri, quando si capirà se il decreto arriva davvero e con quali durate per la cassa integrazione. Il secondo è la conversione in Parlamento, dove si vedrà quali tutele aggiuntive entreranno nel testo.

Notizia pubblicata da Soldionline l’8 ottobre 2026, che a sua volta cita l’ANSA.