Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva ora in amministrazione straordinaria, ha aperto i licenziamenti collettivi per 40 dirigenti. Sono i dirigenti assunti a tempo indeterminato, 51 in tutto, mentre l’organico dirigenziale complessivo conta 73 persone. Lo hanno comunicato i commissari straordinari, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore nell’edizione di lunedì 26 ottobre.
L’avvio risulta da una lettera dei commissari datata 23 ottobre, indirizzata ai sindacati e a Federmanager. La procedura rientra nella disciplina nazionale del 1991 sui licenziamenti collettivi, la legge 223. Il quotidiano ricorda che quella norma fissa il massimo degli esuberi all’80%.
I dirigenti coinvolti lavorano in quattro sedi. Taranto ne conta 31, Milano 16, Genova due e Novi Ligure altri due. Il peso maggiore ricade quindi sullo stabilimento pugliese.
Il motivo è una decisione dei giudici. La scadenza cadeva domenica 25 ottobre, ma la comunicazione dei commissari non dice a che punto sia la fermata degli impianti. Il 27 luglio la Corte d’Appello di Milano ha ordinato di fermare l’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 25 ottobre. A settembre quell’ordine è stato confermato come esecutivo. Da lì sono stati cancellati gli ordini di materie prime ed è stato smontato l’intero ciclo di produzione.
Con meno produzione, scrivono i commissari, serve un assetto organizzativo diverso per tenere in piedi i conti della procedura concorsuale. I tagli colpiscono le funzioni dirigenziali di supporto tecnico e operativo all’area a caldo. Rientrano anche i ruoli di staff e di coordinamento che nel nuovo modello non servono più.
Restano fuori dalla procedura i dirigenti a tempo determinato, cioè la parte restante dei 73. Questo però non li mette al riparo: col nuovo assetto dell.azienda, spiegano i commissari, partirà un adeguamento anche per loro. Per ora non risulta alcun numero su quanti siano né su quale esito aspettarsi.
I tempi lasciano margine. Le lettere di licenziamento verranno consegnate soltanto a procedura sindacale chiusa, entro 120 giorni da quel momento, salvo intese diverse. Nel frattempo l’azienda si dice disposta a valutare tre strade: aiuto a trovare un altro lavoro, sostegni economici per accompagnare l’uscita e incentivi a lasciare.
Non sono state rese note le cifre di quegli incentivi, né le condizioni di accesso. Sono i dettagli che decideranno quanto vale, per ciascun dirigente, l’uscita concordata rispetto al licenziamento.
Il prossimo passaggio da seguire è il confronto con Federmanager e con i sindacati, dove si capirà se le misure di accompagnamento diventeranno accordi scritti.
Notizia tratta da Il Sole 24 Ore, pubblicata lunedì 26 ottobre 2026.