Le famiglie e le imprese italiane pagheranno 29 miliardi di euro in più nel 2026 per carburanti, elettricità e gas, rispetto al 2025. Il conto arriva dall’Ufficio studi della Cgia, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese con sede a Mestre, che ha confrontato i prezzi dei due anni. L’aumento riguarda insieme le tre voci energetiche e si somma a rincari alla pompa già saliti su livelli che non si vedevano da tempo.
I carburanti pesano più di ogni altra voce, con un aggravio complessivo da 13,6 miliardi di euro, un balzo del 20,4%. Oggi la benzina costa 1,91 euro al litro, il diesel self service 2,04 euro: rialzi che sfiorano il 14,4% per la benzina e il 18,5% per il diesel, calcolati sui prezzi precedenti allo scoppio del conflitto. L’effetto si scarica su trasporti e logistica, e da lì sui listini di beni e servizi lungo tutta la filiera.
Sull’elettricità l’aggravio stimato tocca 10,2 miliardi di euro, un +12,9%. Il valore all’ingrosso è cresciuto del 51,2% in pochi mesi, salendo a 161,2 euro per megawattora dai 106,7 di partenza. Il gas segna un incremento ancora superiore, il 71,6%, con il prezzo salito a 57 euro per megawattora dai 32,4 precedenti. Su questa voce, il costo aggiuntivo per il sistema Paese vale 5 miliardi di euro, il 14,6% in più sul 2025.
L’impatto non è uniforme sul territorio. In cima alla classifica c’è la Lombardia: l’aggravio vale 5,4 miliardi di euro, un +15,1% sull’anno precedente. Seguono l’Emilia-Romagna, a quota 3 miliardi con un +16,1%, e il Veneto, a 2,9 miliardi con un +15,8%. Sono le regioni a maggiore concentrazione industriale e manifatturiera del Paese, dove il costo dell’energia entra direttamente nei conti delle imprese.
Il Governo ha già messo sul tavolo uno stanziamento da 7 miliardi di euro: cinque per calmierare le tariffe di elettricità e gas, due per abbassare le accise sui carburanti. Le risorse coprono appena un quarto, secondo le stime della Cgia, dell’impatto complessivo previsto per il 2026. Per questo l’esecutivo valuterebbe un secondo intervento entro l’autunno, da altri 7 miliardi di euro, che però resta condizionato al consenso di Bruxelles per un margine di bilancio più ampio.
Il precedente più diretto risale al biennio successivo all’invasione russa dell’Ucraina. In quella fase l’Unione Europea autorizzò sconti sull’imposta sul valore aggiunto applicata alle bollette, impose un limite al costo del gas per arginarne le oscillazioni e permise un prelievo di solidarietà sui profitti straordinari delle grandi società energetiche, che anche allora avevano guadagni fuori dalla norma. Questa volta, riferisce QuiFinanza, un intervento equivalente da parte di Bruxelles non si è ancora visto.
Per chi paga bollette o fa rifornimento ogni settimana, il rischio nei prossimi mesi è che l’aumento si trasferisca sui listini della spesa quotidiana prima che un secondo stanziamento del Governo diventi operativo. Il dato da seguire è se il consenso europeo arriverà davvero entro l’autunno, perché da quello dipende l’entità reale del nuovo intervento.
Secondo quanto riportato da QuiFinanza, a firma di Giorgio Pirani, il 26 luglio 2026, sulla base delle stime dell’Ufficio studi della Cgia.