Il dollaro ha smesso di salire. Dopo quattro rialzi di fila, il Dollar Index (l’indice che confronta la valuta americana con altre monete) ha chiuso in ribasso e ora è a 101,83. Secondo Money.it, la svolta arriva da un intervento di Kevin Warsh, alla guida della Federal Reserve.

Warsh ha parlato a Bangkok venerdì 16 ottobre, alle assemblee annuali del Fondo monetario e della Banca Mondiale. Sulla riunione della Fed del 27 e 28 ottobre non ha dato alcuna indicazione. Come riporta Reuters, ha ricordato il rialzo dei tassi di settembre e ha detto di non voler anticipare le decisioni, né di credere nell’annunciare ora le mosse dei mesi successivi.

Il 16 settembre la Fed aveva alzato il tasso al 3,75%-4,00%. Il voto era stato unanime, 12 a 0, e il comunicato parlava di inflazione ancora elevata. Poi sono arrivati i prezzi di ottobre e gli operatori hanno iniziato a puntare su un secondo aumento già a fine mese: la probabilità era salita verso il 28%.

Le parole di Warsh hanno raffreddato quella scommessa. FXStreet la dà ora a circa il 16%. FedWatch, lo strumento del CME, segnala l’84% di probabilità che la Fed non tocchi i tassi il 28 ottobre. Il rialzo non è sparito, si è solo spostato: per dicembre il mercato lo prezza attorno al 90%.

Conta la direzione più del livello. Il dollaro era salito aspettando una Fed più dura. Senza una conferma del presidente, ha perso un po’ di quel sostegno. Money.it precisa che la banca centrale non ha cambiato strategia: c’è un’incertezza, e i cambi l’hanno trasformata in meno premio per la moneta americana.

Sull’altra sponda dell’Atlantico la situazione si specchia. Secondo FXStreet, la BCE tiene al 2,5% il tasso sui depositi dal 10 settembre. Per il 29 ottobre gli operatori si aspettano una pausa e poi un aumento a dicembre. Le due banche centrali decideranno a ventiquattro ore di distanza. Per l’euro-dollaro conta il confronto fra le rispettive traiettorie, più di ciascuna presa singolarmente.

L’euro ha un freno in più: la Francia. Nel weekend le piazze francesi hanno protestato contro il costo della vita, con episodi di violenza, e la moneta unica ne ha risentito all’apertura asiatica. Kieran Williams, che per InTouch Capital Markets guida il Forex in Asia, ha detto a Reuters che il legame passa soprattutto dai titoli di Stato francesi, non dalla moneta direttamente. Williams prevede posizioni leggere in attesa delle due riunioni, con il rischio sulle notizie francesi che resta alto.

Lunedì 19 ottobre l’euro vale 1,1225 dollari, in calo dello 0,1%. La sterlina viaggia oltre 1,33 dollari. Per un dollaro servono circa 158 yen. Il governatore giapponese Kazuo Ueda, a capo della Banca del Giappone, ha detto che l’obiettivo del 2% è ormai abbastanza vicino per l’inflazione di fondo. Questo lascia aperta la porta ad altri rialzi dei tassi in Giappone.

Con lo yuan, il cambio offshore sta a 6,6842 per ogni dollaro. Manca ancora il Pil cinese di luglio-settembre: le prime indicazioni parlano di una crescita annua del 4,5%, mentre le attese si fermavano al 4,4%.

Per chi investe dall’Italia, pesa soprattutto il rapporto euro-dollaro. Quando il dollaro si indebolisce, gli asset in valuta americana non protetti dal rischio di cambio rendono meno se misurati in euro. Vale per le azioni statunitensi come per gli ETF sugli indici Usa. Un dollaro forte fa il contrario e rende più cari gli acquisti europei fatti in dollari, a partire dall’energia.

Nei prossimi giorni il cambio dipenderà dai dati e dalle parole dei banchieri centrali europei: i membri della Fed restano in silenzio dal sabato prima della decisione. Chi ha titoli americani in portafoglio dovrebbe guardare l’euro-dollaro tra il 28 e il 29 ottobre.

Secondo Money.it (Ufficio Studi), articolo pubblicato lunedì 19 ottobre 2026.