Una piccola impresa che chiede fino a 50mila euro di liquidità paga in media l’8,77% all’anno, contro il 3,25% di chi ne chiede più di un milione. Il quadro emerge dal rapporto di Banca d’Italia sul credito nel secondo trimestre 2026, ripreso da QuiFinanza. Il 9,56% che compare nei titoli è un’altra cosa: è la media della sola fascia più piccola al Sud e nelle Isole, non il costo che incontra un’azienda qualsiasi.

Il dato non fotografa singole offerte commerciali. Le condizioni sono quelle realmente applicate, pesate per volume, e la media copre scoperti di conto, factoring, revolving e alcune operazioni di import-export. Restano fuori famiglie consumatrici, ditte individuali e istituzioni finanziarie.

Il prezzo scende a ogni scaglione. Si parte dall’8,77%, si passa per 7,36%, 6,37%, 5,47% e 4,72%, fino al 3,25% oltre il milione. La distanza tra primo e ultimo gradino è di 5,52 punti, quindi la fascia piccola costa più di due volte e mezzo quella grande. Nel Mezzogiorno ogni scaglione pesa di più: si va dall’8,27% per i prestiti tra 50.000 e 125.000 euro al 4,22% per quelli più grandi.

Il rapporto non dice che le banche alzino il tasso ogni volta che l’importo cala. Le medie risentono di garanzie, settore e rischiosità di chi chiede il credito. Restano però due meccanismi plausibili. Istruttoria e controlli non calano in proporzione alla somma prestata, e su una cifra bassa incidono di più. Le aziende grandi, inoltre, hanno bilanci solidi e possono far competere più banche, mentre chi cerca liquidità per pagare stipendi o fornitori si presenta spesso quando l’urgenza è già alta.

Lo stesso schema, in versione più sfumata, si vede nei mutui per la casa. Banca d’Italia misura il TAEG, cioè il costo annuo complessivo, e lo divide in base al periodo per cui il tasso iniziale resta fisso. Se il tasso iniziale dura al massimo un anno, si passa dal 3,66% sotto i 125.000 euro al 3,20% sopra i 250.000. Con tasso iniziale più lungo, il confronto è tra 4,03% e 3,54%.

La differenza è di 0,46 punti nel primo caso e 0,49 nel secondo. Su 100mila euro di mutuo mezzo punto vale indicativamente 500 euro l’anno. Resta un ordine di grandezza, perché la rata vera dipende da durata, ammortamento, garanzie, rapporto con il valore della casa e profilo di chi chiede.

Per confrontare due proposte non basta guardare il TAN, il tasso nominale che determina gli interessi. Il TAEG somma quasi tutte le spese obbligatorie, come istruttoria, perizia, incasso rata e polizze, ed è l’indicatore che Banca d’Italia indica per mettere a confronto le offerte.

Chi cerca un mutuo piccolo o un fido per la propria attività deve quindi raccogliere diversi preventivi, tutti per la stessa somma e con la stessa durata. Un finanziamento a dieci anni sembra più leggero di uno a cinque solo perché la rata è bassa, ma può costare molto di più alla fine. Per le imprese vale una verifica in più: se il bisogno è stabile, finanziarlo con lo scoperto di conto resta la strada più cara.

Dati di Banca d’Italia sul secondo trimestre 2026, riportati da QuiFinanza il 1 ottobre 2026.