Nella futura Legge di Bilancio non compare, per il momento, nessun articolo dedicato a un condono edilizio. Una parte della coalizione al governo avrebbe intenzione di presentare un emendamento in questo senso, ma la manovra 2027 non è stata ancora scritta, né tanto meno approvata dal Parlamento.
Per centinaia di migliaia di proprietari la questione non è teorica. Una finestra spostata, un muro interno tolto, una veranda mai dichiarata: bastano oggi a bloccare la vendita di una casa o la richiesta di un mutuo, perché le banche non finanziano immobili privi di regolarità urbanistica.
L’ipotesi allo studio, secondo quanto riporta Money.it, riguarderebbe la sanatoria varata nel 2003, il terzo condono edilizio della storia repubblicana: alcuni esponenti di maggioranza vorrebbero riaprirne i termini e allargarla alle regioni che ne restarono in parte fuori, la Campania su tutte. Anche questa ipotesi, va detto, non ha ancora una bozza di testo su cui ragionare.
Un tentativo simile era già comparso tra gli emendamenti proposti lo scorso novembre in vista della manovra 2026. Erano quattro in tutto: due chiedevano di far ripartire quel condono, un’altra guardava agli abusi commessi non oltre il 30 settembre del 2025, l’ultima serviva a sbloccare pratiche legate a condoni già chiusi in passato. Nessuna di quelle quattro è diventata legge.
La regola oggi in vigore ammette la sanatoria solo quando l’intervento era conforme sia alle norme urbanistiche del momento in cui è stato costruito, sia a quelle vigenti quando si chiede di sanarlo: è il principio della doppia conformità. Il decreto Salva Casa lo ha già ammorbidito per alcune categorie di abusi minori, senza però cancellarlo per tutte.
Se l’emendamento dovesse arrivare a un testo scritto, discusso e votato, la parola passerebbe comunque alle singole Regioni. Toccherebbe a loro tracciare i confini della misura sul proprio territorio, e decidere se attivarla oppure no. È un doppio filtro, prima politico e poi regionale, che rende incerti sia i tempi sia il perimetro reale dello strumento.
Un condono, quando arriva, porta allo Stato un’entrata immediata fatta di sanzioni e oneri di urbanizzazione, e libera dalla burocrazia un patrimonio immobiliare vecchio, costruito sotto leggi che nel frattempo sono cambiate più volte. È anche per questo che la proposta torna a ogni manovra, senza però arrivare quasi mai a un testo definitivo.
Chi ha in casa una difformità e aspetta di vendere non ha, oggi, nessuna scadenza da segnare in agenda: la norma non esiste ancora, quindi non c’è nulla da regolarizzare prima che la manovra prenda forma. Conviene seguire il testo quando verrà depositato in Parlamento, perché solo da lì si capirà chi potrà davvero usare lo strumento, a quali condizioni e in quali Regioni.
Secondo quanto riportato da Money.it in un articolo firmato da Patrizia Del Pidio e pubblicato lunedì 28 settembre 2026, si tratta al momento soltanto di un’ipotesi politica priva di un testo normativo.