Il clima è già costato all’Europa 915 miliardi di euro dal 1980. Il conto arriva da un rapporto di ConsumerLab e Future Respect, ripreso da Soldionline sulla base di un lancio ANSA: 822 miliardi si riferiscono agli anni fino al 2024, altri 93 al solo 2025.
L’Italia guida la classifica delle perdite, con 147 miliardi. Divisa per abitanti, la cifra vale in media circa 2.500 euro a testa, secondo la stima del rapporto. È una media: non dice quanto abbia pagato chi vive in una zona alluvionata o in un’area agricola colpita dalla siccità.
Il documento, che nel titolo parla di una strategia di pace climatica, riunisce i risultati di oltre ottanta ricerche ufficiali sugli effetti del clima su economie, imprese e vita quotidiana. La conclusione che gli autori mettono in primo piano è doppia: gli eventi estremi costano molto e costano sempre di più.
Il dato che lo mostra meglio riguarda le perdite medie all’anno. Negli anni dal 1980 al 1989 erano 8,6 miliardi. Nel quinquennio 2020-2024 sono arrivate a 44,9 miliardi, una cifra che ConsumerLab descrive come più che quintuplicata.
Per “eventi estremi” il rapporto intende caldo anomalo, alluvioni, temporali violenti e altri episodi fuori norma. I costi sono di due tipi. Quelli diretti sono riparazioni e danni materiali. Quelli indiretti comprendono la produzione che si ferma, la produttività che cala e gli effetti su salute e lavoro.
Tra tutti i fenomeni, le ondate di calore pesano in modo particolare, perché colpiscono la produttività e i settori che consumano molta energia o dipendono dal meteo. Quelle dell’estate 2025 avrebbero fatto perdere 43 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, stima il rapporto. Questo indicatore misura la ricchezza creata da un’economia o da un settore: la produzione meno il costo di beni e servizi usati per ottenerla. Se scende, l’attività si sta indebolendo.
Lo sguardo in avanti è più incerto, e va letto come tale. Entro il 2029 il rapporto vede perdite fino a 126 miliardi all’anno. Il calcolo si fonda sull’andamento storico: estende il passato, non prevede eventi precisi. Per il 2026 indica un rischio specifico. Il picco di quest’anno potrebbe valere un punto di Pil europeo, circa 180 miliardi.
Anche quel punto di Pil resta una possibilità, non un risultato registrato. Il materiale disponibile non spiega con quale metodo sia stato stimato, né quanto pesi l’estate in corso rispetto alle ipotesi di partenza. Chi cita la cifra dovrebbe quindi dire che si tratta di un rischio indicato dal rapporto.
Il valore del documento sta altrove: sposta il tema dal campo ambientale a quello dei conti. Gli effetti, scrive il rapporto, si vedono sulla crescita, sul lavoro delle aziende e sul benessere di chi vive in Europa. Per un lettore italiano il dato dei 2.500 euro è il più concreto, anche se è una media sull’intero periodo e non una bolletta ricevuta.
Chi lavora in settori esposti al caldo, come energia, edilizia o agricoltura, può guardare ai costi indiretti come a una voce da mettere in conto. I prossimi dati sul Pil europeo diranno se il 2026 si avvicina davvero a quel punto percentuale.
Soldionline, 18 ottobre 2026, sulla base di un lancio ANSA che riprende il rapporto di ConsumerLab e Future Respect.