Secondo un’elaborazione ripresa da Money.it, Centro Studi Conflavoro PMI ha provato a mettere un numero sulla parte d’Italia che ad agosto non fa le valigie. Il conto per chi resta vale 13 miliardi di euro, spesi vicino a casa invece che in vacanza. L’Italia conta 58,9 milioni di residenti: il Centro Studi calcola che quest’anno lasceranno le proprie città solo 19 milioni di persone, una minoranza rispetto al resto della popolazione.
Tutti gli altri, una forbice che va da 37 a 42 milioni di persone, restano a casa. Le ragioni indicate dal Centro Studi sono quattro: necessità economica, assistenza a un familiare, motivi di salute e impegni di lavoro. Il 48,3% degli spostamenti di un anno si concentra nel trimestre estivo, quindi più della metà avviene negli altri mesi: chi rimanda le vacanze all’autunno è a casa proprio ad agosto. Il fattore economico però pesa più degli altri: più del 30% dei nuclei familiari non ha il budget per restare fuori casa una settimana intera, quota che cresce al 33,2% per le famiglie con un solo figlio minore, e tocca il 53,3% quando i figli sono tre o più.
Quei soldi restano vicino a casa, nel giro di pochi isolati: dal fruttivendolo al bar dietro l’angolo. Il Centro Studi calcola in 533 euro al mese la spesa alimentare di una famiglia media, un dato preso dai consumi rilevati da Istat. Moltiplicata per le 17,5 milioni di famiglie che restano, quella cifra genera 9,3 miliardi di euro nel giro di un mese, distribuiti tra negozi di vicinato, mercati rionali e supermercati. A questa base si sommano altre due voci: 1,4 miliardi finiscono in trattorie, pizzerie, bar e gelaterie del quartiere, mentre 0,9 miliardi vanno a piscine, iniziative locali e sagre di paese. La stima complessiva, tra le tre voci, oscilla tra 11 e 13 miliardi di euro.
Il fenomeno non è distribuito allo stesso modo su tutto il territorio: al Sud, in un trimestre medio, il tasso di chi viaggia si ferma al 7,8% dei residenti, mentre al Nord arriva al 24,1%. Ed è proprio nel Mezzogiorno che la fetta di spesa dedicata agli alimentari tocca il massimo nazionale, il 25,4%, contro il 17,4% del Nord-est: dove si viaggia meno, la spesa quotidiana pesa di più sul bilancio familiare.
C’è anche un rito che riassume tutto questo, il pranzo di Ferragosto, che riunisce in media otto persone attorno alla stessa tavola: pasta al forno, antipasto, grigliata, anguria e caffè. Il conto finale si ferma intorno ai 170 euro per l’intera tavolata, che diviso per otto persone equivale a poco più di ventuno euro a testa. Roberto Capobianco, che guida Conflavoro PMI a livello nazionale, sostiene che i negozi di paese non contano sui turisti: contano su questa clientela di prossimità, l’unica rimasta in città quando i vicini di casa sono in ferie altrove.
Per chi gestisce un’attività di quartiere, agosto smette di essere considerato un mese morto: è quando la clientela abituale, di solito divisa tra lavoro e weekend fuori porta, resta tutta a disposizione, ed è il momento giusto per programmare ferie e forniture di conseguenza.
Dati ed elaborazioni del Centro Studi Conflavoro PMI, riportati da Money.it il 5 agosto 2026 in un articolo firmato da Emanuele Di Baldo.