I Btp trentennali hanno superato il 5% di rendimento lordo. Il 2055 offre il 5,21%, il 2054 il 5,19% e il 2053 il 5,18%, secondo l’analisi pubblicata giovedì 8 ottobre da Money.it. A inizio 2026 le previsioni sul loro livello arrivavano appena verso il 3%.

Chi li ha comprati prima di luglio ha visto il prezzo scivolare. Il Btp 4,65% con scadenza 2055 valeva oltre 100 euro e ha chiuso mercoledì a 92,6. Il 2054, cedola 4,3%, è sceso a 87,8 euro e ha già lasciato indietro la quota 90. Il 2053, cedola 4,5%, ha tenuto quel livello, toccando 89,9 euro per un attimo.

Il segnale tecnico è arrivato a fine luglio. In quei giorni la media su 200 periodi, l’indicatore con cui molti operatori leggono la direzione di un titolo, è stata sfondata al ribasso da tutti e tre. Da allora il calo ha preso velocità, settimana dopo settimana.

A rendere questi titoli così sensibili è la duration, di circa 14,9 per il 2055 e il 2054 e di 14,6 per il 2053. La duration misura quanto il prezzo reagisce a una variazione dei tassi. Più è alta, più un rialzo dei rendimenti pesa sulla quotazione.

Per questo il rimbalzo, quando arriva, è violento ma breve. Sul 2055 ne sono arrivati tra il 15 e il 18 settembre e poi di nuovo il 5 e il 6 ottobre. Money.it lo considera il più adatto, tra i tre, a chi fa operazioni di pochi giorni.

I livelli da guardare sono diversi per ciascun titolo. Il 2055 darebbe un primo segnale di inversione solo tornando sopra 95 euro, mentre per reggere deve difendere i 90. Il 2054 deve risalire oltre 91, ma il vero test sta intorno a 95, dove tra aprile e luglio si era appoggiato più volte. Per il 2053 le soglie sono 96 e poi 98.

Sono indicazioni di analisi grafica, non previsioni. Money.it stessa avverte che il trend ribassista potrebbe non essere finito, e i volumi scambiati sul 2053 non aiutano a leggere l’umore del mercato.

Eppure restano tra i titoli con più scambi sul listino milanese. Un rendimento sopra il 5% attira, e molti investitori accettano il rischio della duration alta pur di incassarlo. Il ribasso delle ultime settimane, però, ha frenato chi puntava sul trading veloce.

C’è poi un dato che chiarisce la differenza tra chi compra per tenere e chi compra per rivendere. Chi porta il titolo a scadenza incassa le cedole e il capitale, quindi la perdita sul prezzo resta solo sulla carta. Chi deve vendere prima subisce invece il prezzo di mercato, oggi inferiore a 100.

Anche il ritorno della calma dipende da un fattore preciso: l’inflazione. Secondo l’analisi, i prezzi dei trentennali tornerebbero a salire quando i dati sull’inflazione si stabilizzassero o, meglio, scendessero.

Chi pensa di entrare su queste scadenze dovrebbe decidere prima se tenerle fino al rimborso. Il prossimo dato sull’inflazione dirà se il calo di prezzo sta rallentando.

Analisi di Lorenzo Raffo pubblicata da Money.it giovedì 8 ottobre 2026.