Il governo ha messo a punto un nuovo sostegno per chi fatica a pagare gli spostamenti quotidiani: si chiama conto mobilità e potrà valere fino a 400 euro l’anno. In gioco c’è il potere d’acquisto delle famiglie e delle microimprese più esposte al rincaro dei trasporti, chiamate a reggere il costo di bus, treni e carburanti mentre il Paese cambia modello energetico. Secondo quanto ricostruito da Money.it, il progetto è tutt’altro che operativo: il testo è appena stato inviato a Bruxelles e i tempi restano incerti.
La versione precedente del bonus trasporti è stata chiusa da tempo e oggi non è più attiva. Il nuovo strumento cambia impostazione: non è un contributo uguale per tutti, ma varia in base a un punteggio di vulnerabilità che somma fino a cento punti complessivi. Per accedervi serve un ISEE che non superi i 20.000 euro, soglia che secondo le stime del Piano lascia fuori i redditi più alti. La platea potenziale sfiora i tre milioni di persone: utenti abituali di bus e treni, ma anche automobilisti esposti al rincaro dei carburanti legato al cambio di modello energetico.
Il calcolo funziona a punti, fino a un massimo di cento. L’ISEE pesa più di tutto, con un tetto di sessanta punti. Chi resta sotto i 10.000 euro ottiene il punteggio pieno, chi sale fino a 15.000 euro scende a quarantacinque, e oltre quella soglia, fino al limite di 20.000 euro, ne restano venticinque. Si aggiungono punti legati alla distanza per raggiungere lavoro o studio: cinque punti fino a dieci chilometri, dieci punti tra dieci e trenta chilometri, venti punti oltre i trenta. Avere già un abbonamento al trasporto pubblico vale altri dieci punti, così come non possedere un’automobile in famiglia.
Con un punteggio da ottanta in su si arriva al massimo, 400 euro l’anno. Tra cinquantacinque e settantanove punti il beneficio scende a 200 euro, mentre tra trentacinque e cinquantaquattro punti si ferma a 100 euro. Sotto i trentacinque punti, di norma, il sostegno non viene riconosciuto.
C’è poi una corsia più rapida per le situazioni più fragili. Chi assiste un familiare con disabilità certificata, chi ha una disabilità certificata, o chi affronta cure mediche continuative con spostamenti frequenti, riceve automaticamente il punteggio massimo e accede così alla fascia più alta, quella dei 400 euro annui. Il sostegno quindi non dipende solo dal reddito, ma anche da quanto pesa la mobilità sulla vita quotidiana di chi ne ha più bisogno.
Il credito potrà coprire abbonamenti al trasporto pubblico locale e servizi a chiamata, oltre a diverse forme di mobilità condivisa: il car sharing, il bike sharing e, più in là, il ride sharing insieme al car pooling. Ci sono anche i biglietti dei treni per le tratte più lunghe. L’elenco definitivo dei servizi ammessi arriverà solo nella fase attuativa, con il contributo di Regioni ed enti locali.
Il testo deve ancora ricevere il via libera di Bruxelles, passaggio necessario per accedere ai fondi europei legati alla transizione energetica. Gli interventi legati alla mobilità vanno realizzati entro il 2032: circa cinque miliardi serviranno a rafforzare bus, metro e mobilità condivisa, un miliardo e settecentoquaranta milioni finiranno invece nel sostegno diretto a chi fa più fatica a spostarsi. È una finestra ampia, che rende difficile dire oggi quando arriverà il primo accredito.
Per chi oggi rinuncia a uno spostamento pur di risparmiare sul biglietto, la variabile da seguire non è la data di partenza del conto mobilità, che deve ancora essere definita nei dettagli attuativi, ma l’esito del negoziato con Bruxelles. Solo dopo il via libera europeo si sapranno i tempi reali di attivazione e i canali per presentare domanda.
Secondo quanto riportato da Money.it in un articolo di Simone Micocci del 10 agosto 2026.