Il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea si riunisce oggi, 10 settembre, e il mercato prezza con forza un altro giro di vite sul costo del denaro: un quarto di punto percentuale in più rispetto ai livelli attuali. Dietro la mossa attesa c’è l’inflazione dell’eurozona, arrivata al 3,3% ad agosto, un dato che non si vedeva da tre anni e che resta ben sopra l’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.
Joachim Nagel, che guida la Bundesbank, stima al 95% la probabilità di un nuovo intervento. Se la previsione si confermasse, il tasso sui depositi, oggi al 2,25%, salirebbe al 2,50%; quello sul rifinanziamento principale toccherebbe il 2,65% e il tasso marginale arriverebbe al 2,90%.
Per chi ha un mutuo, il canale più diretto di trasmissione è il tasso variabile, agganciato alle mosse della Bce. L’osservatorio di MutuiOnline calcola che il costo medio dei mutui variabili, con durata di 20 o 30 anni, si sia stabilizzato al 2,80% nel mese di agosto, mentre sul fisso l’aumento è stato di circa dieci punti base, dal 3,35% di luglio al 3,46%: la spinta arriva soprattutto dal rendimento del Bund tedesco a trent’anni, il parametro che le banche guardano per fissare gli indici IRS del fisso.
Se il rialzo arrivasse nella misura attesa, il tasso medio del variabile salirebbe al 3,05%, avvicinandosi al fisso: il distacco tra le due formule scenderebbe da 66 a 41 punti base rispetto a oggi. Su un mutuo di 120.000 euro spalmato su vent’anni, il vantaggio del tasso variabile rispetto al fisso si assottiglierebbe da 40 a 25 euro al mese, sulla stessa rata che salirebbe da 653 a 668 euro.
Il tasso variabile resterebbe comunque più conveniente, ma con un margine sempre più risicato. Se la stretta monetaria continuasse anche a inizio 2027, il divario tra le due formule potrebbe scendere di soli 16 punti base in più, un segnale che la scelta tra fisso e variabile si gioca ormai su differenze minime.
Anche la centrale rischi Crif, che monitora le richieste di finanziamento presentate alle banche, conferma il clima di attesa: un calo del 5,9% rispetto a un anno fa, segno che chi cerca casa sta rimandando la decisione fino a quando non sarà chiaro dove si fermerà il costo del denaro.
Chi deve decidere su un mutuo nelle prossime settimane farebbe bene ad aspettare l’esito dell’incontro di oggi prima di firmare qualsiasi contratto: un differenziale che si restringe sposta l’ago della bilancia verso il fisso, soprattutto per chi cerca stabilità sulla rata più che il risparmio immediato.
Dati e simulazioni riportati da QuiFinanza il 9 settembre 2026, il giorno prima della riunione della Bce.