Le ondate di calore non sono solo un problema di salute pubblica: hanno un costo economico misurabile, concentrato su alcuni settori e alcuni paesi più di altri.

La stima aggregata

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Secondo le proiezioni più recenti, la perdita cumulata di PIL nelle quattro maggiori economie europee tra il 2026 e il 2030 potrebbe superare i 600 miliardi di euro, concentrata soprattutto in Francia, Italia, Germania e Spagna [1].

PROVE

La Francia risulta l’economia più esposta in termini assoluti, con una perdita cumulata stimata di 240 miliardi di euro, seguita da Italia (147 miliardi), Germania (131 miliardi) e Spagna (120 miliardi) [1].

I settori più colpiti

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La perdita di produttività si concentra nei settori con maggiore esposizione al lavoro all’aperto o in ambienti non climatizzati: edilizia, agricoltura e logistica. I dati Eurostat mostrano un calo di produttività settoriale già misurabile nelle ondate di calore degli ultimi tre anni [2].

COSA FARE

Le imprese nei settori più esposti dovrebbero iniziare a includere il rischio climatico nella pianificazione operativa (turni, calendario dei cantieri, investimenti in climatizzazione), non solo nei bilanci di sostenibilità.

Cosa non ci dicono ancora questi numeri

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Le stime attuali non catturano pienamente gli effetti di secondo ordine, come l’impatto sulla produttività degli uffici non climatizzati o i costi sanitari indiretti a carico dei sistemi pubblici.

IL NOSTRO PARERE — OPINIONE, NON FONTE

I numeri assoluti vanno presi con cautela: le metodologie di stima variano tra istituti, e un range di 100-150 miliardi di euro di incertezza per singolo paese è plausibile. La direzione della tendenza, però, è più solida delle singole cifre.

Fonti

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  1. Allianz Trade, “Climate risk outlook 2026”
  2. Eurostat, “Labour productivity by sector”