Sei o sette grandi aziende del vino italiano, per un fatturato complessivo vicino a 1,45 miliardi di euro, cambieranno probabilmente proprietà entro i prossimi sei o dodici mesi. A muovere i primi passi è Zonin 1821, che lo scorso luglio ha ricevuto un’offerta da una cordata di imprenditori per rilevarne alcuni asset chiave. L’azienda veneta, 188 milioni di euro di ricavi nel 2025, è oggi seguita dal tribunale competente in una procedura pensata per ristrutturare i debiti fuori dall’aula fallimentare.

Due sviluppi recenti complicano il quadro. Intesa Sanpaolo ha respinto la richiesta di Zonin di rinegoziare 110 milioni di euro di debito, secondo quanto risulta dagli atti depositati in tribunale. La finestra per raccogliere manifestazioni di interesse scade formalmente il 30 settembre, ma tra gli operatori finanziari circola già l’ipotesi di uno slittamento al 31 dicembre. Mediobanca starebbe intanto mettendo insieme un nuovo fronte di investitori per formulare una proposta alternativa a quella presentata a luglio. A quell’offerta si era già affiancata, separatamente, quella di una cooperativa siciliana: puntava a rilevare solo la cantina di Feudo Principi di Butera, che si trova in provincia di Caltanissetta.

Il fascicolo più pesante riguarda però Argea, il maggiore operatore privato del settore con 462 milioni di ricavi nel 2025 e sotto il controllo del fondo Clessidra. Argea ha sei mesi di tempo per chiudere il veicolo di investimento con cui, anni fa, aveva comprato il marchio Prosecco Botter, poi affiancato dalle cantine Mondodelvino e dal marchio abruzzese Zaccagnini. In alternativa dovrà uscirne. Per questo cerca un socio a cui cedere una quota del 30%, valutata attorno a 150 milioni di euro.

Un percorso simile riguarda Fantini Wines, società abruzzese con ricavi appena sotto i 90 milioni di euro, di cui il Fondo Platinum ha una quota accanto al fondatore Valentino Sciotti. La partecipazione del fondo arriva a naturale scadenza nel 2027 e la ricerca di una via d’uscita è già iniziata. Sia Argea sia Fantini Wines arrivano a questo passaggio dopo un 2025 con risultati in crescita, il che rende le due operazioni più appetibili agli occhi di potenziali compratori rispetto a un salvataggio in emergenza.

Il mondo cooperativo, che pesa oltre la metà dei volumi complessivi del vino italiano, non è immune dagli stessi movimenti. Il gruppo tedesco Mack & Schühle ha rilevato in Oltrepò Pavese la cantina La Versa, uscita da una fase di crisi, attratto in particolare dal progetto Classese: il Consorzio dell’Oltrepò Pavese ha lanciato un nuovo spumante, ottenuto con il metodo classico da uve di Pinot nero. Sul fronte marchigiano, il gruppo romagnolo Cevico ha invece salvato la cantina Moncaro costruendo un accordo di filiera tra produttori.

Per chi lavora nella filiera, dai fornitori agli agenti fino ai dipendenti delle cantine coinvolte, il punto da monitorare nei prossimi mesi non è tanto se questi passaggi di proprietà avverranno, ma chi si presenterà come acquirente: un fondo internazionale, un gruppo industriale italiano o una cordata di imprenditori locali comporta strategie molto diverse su prezzi, occupazione e mercati di sbocco.

Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato il 29 agosto 2026.