Un conto da 1,45 miliardi di euro, calcolato sul fatturato coinvolto nelle trattative, pesa oggi sul vino italiano secondo Il Sole 24 Ore. Cinque gruppi di peso potrebbero cambiare proprietà o vertici tra sei e dodici mesi.
I fondi di investimento sono entrati stabilmente nel settore negli ultimi anni, mettendo capitali a disposizione delle cantine per crescere e comprare marchi all’estero. La loro presenza però ha una scadenza fisiologica: trascorso il periodo previsto, il fondo deve scegliere se cedere la propria quota a un compratore, portare dentro la società un socio differente, oppure restare con una partecipazione ridotta fino al passaggio successivo.
Argea è il gruppo che pesa di più fra questi dossier, primo player privato del vino italiano per giro d’affari. Il fondo Clessidra ne è oggi il socio di controllo, dopo aver accompagnato una crescita costruita per acquisizioni: prima Botter, marchio di peso nel Prosecco, poi Mondodelvino e la abruzzese Zaccagnini. Il fatturato ha superato quota 462 milioni di euro nel 2025, ma la partita ora riguarda il futuro assetto: Clessidra cerca chi rilevi il 30% del capitale, per un’operazione da 150 milioni di euro. Non è un’azienda in difficoltà: è semplicemente arrivato il momento in cui un fondo, dopo anni di investimento, lascia il passo.
Fantini Wines guarda alla stessa dinamica da una dimensione più piccola: il fatturato viaggia appena sotto quota 90 milioni di euro, e tra i soci figurano il fondatore Valentino Sciotti insieme al fondo Platinum. Il nodo è identico: la quota di Platinum matura nel 2027, e il fondo si prepara a lasciare la società. I risultati 2025, in crescita come quelli di Argea, rendono il dossier interessante per chi vuole entrare nel comparto vinicolo.
Il dossier più delicato porta il nome di Zonin 1821, cantina veneta dentro una composizione negoziata della crisi seguita dal Tribunale di Venezia. Il bilancio 2025 della società segna ricavi vicini a 188 milioni di euro, una base solida che non basta a coprire l’esposizione debitoria accumulata. Alla banca creditrice, Intesa Sanpaolo, Zonin ha chiesto di allungare i tempi su un debito da 110 milioni di euro: la risposta è stata negativa.
Sul tavolo ci sono già due manifestazioni di interesse: quella presentata a luglio da un pool di imprenditori per rilevare asset chiave del gruppo, e quella precedente di una cooperativa siciliana intenzionata a prendere la cantina Feudo Principi di Butera, nel Nisseno. Il termine per le offerte è fissato al 30 settembre, con voci di un possibile rinvio al 31 dicembre. Mediobanca, secondo indiscrezioni, starebbe già mettendo insieme un fronte di potenziali acquirenti.
Il rischio più alto riguarda le aziende con più debiti e meno margine di credito verso le banche, esattamente il profilo di Zonin. Le cooperative vinicole non fanno eccezione: La Versa, cantina storica dell’Oltrepò Pavese, è finita sotto l’ombrello di Mack & Schühle Italia dopo anni complicati, mentre la marchigiana Moncaro è oggi parte del gruppo romagnolo Cevico. In nessuno dei due casi c’entra una strategia di espansione: a spingere il cambio di proprietario è stata la crisi dei conti.
Chi ha soldi o lavoro legati a queste aziende dovrebbe segnare in agenda il 30 settembre: un rinvio confermerebbe che le trattative su Zonin restano aperte, mentre un nulla di fatto aprirebbe la strada a una liquidazione giudiziale che cambierebbe gli equilibri dell’intero comparto.
Ricostruzione di QuiFinanza pubblicata il 6 settembre 2026, sulla base dei dati citati da Il Sole 24 Ore.