Nell’ultima settimana di settembre, dal 21 al 25, Strive ha portato a casa altri 1.107 bitcoin, pagando in media 85.396 dollari per ogni moneta, commissioni comprese: una spesa vicina ai 94,5 milioni di dollari. Le riserve complessive dell’asset manager di Dallas salgono così a 27.462 BTC in tutto. Il dato emerge da un documento depositato presso la SEC, l’autorità che vigila sui mercati finanziari negli Stati Uniti: un modulo 8-K arrivato lunedì 28 settembre.

Il numero di monete è una cosa, il loro valore in dollari un’altra: cambia ogni giorno insieme al prezzo del bitcoin. Usando il valore con cui il bitcoin ha chiuso venerdì 25 settembre, 83.943 dollari, le 27.462 monete in cassa a Strive valgono poco più di 2,3 miliardi. È una cifra legata a quel singolo giorno, non un dato fisso.

Il ritmo dell’ultimo acquisto è più lento del solito. Nella settimana precedente l’azienda aveva aggiunto 1.355 monete alle proprie riserve, quasi il triplo di questa volta, stando alle comunicazioni finanziarie diffuse in precedenza.

A finanziare l’operazione, come già accaduto nelle settimane scorse, sono soprattutto le azioni privilegiate SATA: lo strumento a tasso variabile con cui Strive raccoglie capitale senza diluire troppo chi possiede azioni comuni. Matt Cole, amministratore delegato di Strive, lo ha scritto in un post pubblicato sul social X: l’esercizio dei warrant ha fruttato 12,4 milioni di dollari aggiuntivi, e con quella cifra inclusa l’85% del capitale raccolto nel periodo arriva da SATA. Le quote di questo strumento sono salite di circa un milione, fino a quota 12,2 milioni in tutto. Ogni quota vale nominalmente 100 dollari, quindi il valore nozionale complessivo supera 1,2 miliardi. Le azioni comuni di Classe A, nel frattempo, sono cresciute di appena 649mila unità.

La cassa disponibile dell’azienda è salita di 19,2 milioni, toccando quota 248,8 milioni in tutto. Vuol dire che Strive sta accumulando bitcoin senza svuotare le proprie riserve liquide, segno che continua a trovare capitale fresco su più fronti oltre a SATA.

Tra le società quotate che tengono bitcoin in portafoglio, oggi Strive è quinta per riserva: davanti a lei ci sono, nell’ordine, Strategy e Twenty One Capital, poi Metaplanet e MARA, secondo Bitcoin Treasuries, la piattaforma che monitora questi dati. Twenty One Capital, al quarto posto, ne possiede 43.514. Per arrivare a quel livello prima della fine dell’anno, Strive dovrebbe comprare altre circa 16.050 monete: un ritmo settimanale di quasi 1.235 unità, ben superiore a quanto acquistato questa volta.

Chi segue il settore delle tesorerie aziendali in bitcoin farebbe bene a guardare non solo al numero di monete accumulate, ma a come vengono pagate: finché Strive continua a finanziarsi soprattutto con SATA invece che con nuove azioni comuni, la diluizione per chi già possiede il titolo resta contenuta, anche quando gli acquisti rallentano.

Dati riportati da Cryptonomist il 28 settembre 2026, sulla base del modulo 8-K depositato da Strive presso la SEC.