Il Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia ha chiarito che l’assenza del proprio parere preventivo non rende di per sé illegittimi i decreti regionali sugli incentivi alle imprese, né i pagamenti già avviati sulla base di quei provvedimenti. Lo hanno stabilito le Sezioni riunite dell’organo, guidate dal presidente Ermanno de Francisco, con un testo che porta la data del 29 luglio e che è stato recapitato agli uffici della Regione proprio in quel giorno.
Alla base del dubbio c’è un passaggio contenuto in un parere precedente, il numero 138, dedicato al tetto del regime “de minimis”, la soglia europea per gli aiuti di importo contenuto, applicata a una misura da 150 milioni di euro pensata per chi assume personale a tempo indeterminato. Da quel passaggio era nata l’ipotesi che il decreto interassessoriale coinvolto avesse in realtà natura regolamentare, e dunque richiedesse comunque l’esame preventivo del Cga prima di essere pubblicato.
Un’interpretazione estesa di quell’ipotesi rischiava di travolgere non solo l’incentivo sulle assunzioni stabili, ma anche altri provvedimenti regionali usciti senza essere passati prima dal vaglio del Cga. Il timore, tra i tecnici della Regione, era che finissero sotto attacco procedimenti di spesa che valgono complessivamente centinaia di milioni, con ricadute su bandi già aperti e domande già presentate dalle aziende. Il nuovo pronunciamento chiude quella porta: la mancanza del parere preventivo non basta più, da sola, a far dichiarare illegittimo un decreto. Restano comunque aperti i controlli su altri possibili difetti che i singoli atti potrebbero presentare, valutati caso per caso.
Il criterio con cui il Cga stabilisce la natura di un atto non guarda all’etichetta scelta da chi lo firma, ma al contenuto reale del provvedimento. La norma di riferimento, il decreto legislativo numero 373 del 2003, prevede l’obbligo di parere solo per i regolamenti approvati dal presidente della Regione dopo una delibera di giunta. Gli assessori possono quindi adottare i propri decreti senza quel passaggio, a meno che una legge regionale specifica non lo imponga espressamente. È una distinzione tecnica, ma decide se centinaia di atti amministrativi restano in piedi o vanno rifatti da capo.
Il presidente della Regione ha definito il pronunciamento un chiarimento importante per l’amministrazione. Per l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, che aveva fatto arrivare il quesito per il tramite dell’ufficio legale e legislativo della Presidenza, il dubbio sulla tenuta dei decreti già emanati può dirsi ora superato.
Per le imprese siciliane che hanno già ottenuto o richiesto uno di questi incentivi, il pronunciamento toglie un rischio concreto: i pagamenti in corso non possono più essere bloccati soltanto per il mancato passaggio consultivo. Chi ha una pratica aperta dovrebbe comunque monitorare i prossimi mesi, perché il Cga ha lasciato aperta la porta a contestazioni fondate su vizi diversi dei singoli decreti, da valutare provvedimento per provvedimento.
Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, firmata da Nino Amadore e pubblicata il 30 luglio 2026, il parere è stato trasmesso alla Regione Siciliana il 29 luglio.