Le piccole e medie aziende italiane hanno accorciato di quasi il 40% la distanza che le separa dal resto dell’Unione europea sul fronte della trasformazione digitale. Nella classifica generale dei 27 Stati membri, il paese si colloca al ventesimo posto. A misurarlo è lo Sme-DigIX, l’indicatore che il centro studi Webidoo Insight Lab dedica alla digitalizzazione delle imprese europee. Lo riporta Il Sole 24 Ore. Confronta la competitività digitale delle piccole e medie imprese nei 27 Stati membri dell’Unione.

Il punteggio assegnato all’Italia è salito a 42,11 punti, oltre tre punti sopra il valore dell’anno prima. La media dell’Unione europea nello stesso periodo è cresciuta più lentamente, da 42,88 a 44,57 punti. Il divario si è ristretto. Da quasi quattro punti scende a circa due e mezzo.

L’indice tiene conto di cinque fattori: presenza online, commercio elettronico, dotazione infrastrutturale, capacità di innovare e competenze digitali del personale. Il punteggio finale è una media ponderata delle cinque aree, pensata per essere confrontabile tra economie di dimensioni molto diverse. Insieme restituiscono una fotografia di quanto le aziende riescano a trasformare la tecnologia disponibile in fatturato e produttività.

Sui singoli fattori l’Italia mostra due velocità diverse. Sulle infrastrutture il paese si piazza sesto in Europa, un risultato notevole per un tessuto imprenditoriale fatto in gran parte di aziende piccole. L’innovazione ha guadagnato 18,59 punti rispetto alla rilevazione precedente, il salto più ampio tra le cinque componenti dell’indice.

L’adozione dell’intelligenza artificiale resta invece il punto debole. Solo il 15,7% delle imprese italiane la utilizza nei propri processi, una quota bassa che pesa sul punteggio complessivo più di quanto pesino in positivo le infrastrutture.

Nella classifica dei 27 paesi la Danimarca conserva il primo posto con 69,90 punti, seguita da Malta a 61,93 e dal Belgio a 61,33. Sono economie molto più piccole di quella italiana, dove poche grandi imprese digitalizzate bastano a spingere in alto il punteggio nazionale.

Tra i paesi cresciuti più dell’Italia nell’ultimo anno figurano la Grecia, in progresso di 5,86 punti, l’Estonia, a più 4,67, e la Repubblica Ceca, a più 4,37. Tutti e tre erano partiti da un punteggio di base più basso di quello italiano, e un progresso ampio in valore assoluto pesa meno quando la base di partenza è già alta.

Per le Pmi italiane che devono decidere dove investire nel prossimo anno, il segnale è chiaro: la spesa in software gestionali e formazione digitale conta meno se non porta anche all’uso concreto dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali. È quella la voce su cui il distacco dall’Unione europea resta più largo, ed è quella che la prossima rilevazione Sme-DigIX misurerà per prima.

Dati tratti dallo Sme-DigIX di Webidoo Insight Lab, riportati da Il Sole 24 Ore il 29 luglio 2026.