Da oggi 31 agosto gli azionisti di Recordati possono portare i titoli all’offerta pubblica lanciata da Respighi BidCo, il veicolo che mette insieme CVC Capital Partners e GBL, la holding belga Groupe Bruxelles Lambert. L’operazione punta al delisting dell’azienda farmaceutica da Piazza Affari e ne valuta il capitale 10,7 miliardi di euro.
Per coprire l’esborso, i due sponsor hanno messo in piedi una struttura su tre livelli. Il capitale proprio versato da loro stessi e dai coinvestitori vale fino a 4,5 miliardi, quasi la metà della cifra totale. Una seconda fetta, poco più di 4 miliardi, arriva da un pacchetto di linee bancarie che tocca un tetto di 6 miliardi, garantito da circa venti grandi istituti internazionali tra cui Deutsche Bank, Goldman Sachs e UniCredit. Chiude il quadro un’emissione di obbligazioni PIK a tasso variabile per circa 1,5 miliardi, comprata da operatori del credito privato come KKR, Blackstone e Clearlake, oltre a un gruppo di clienti della SIM Banor.
Il calendario dell’operazione prevede l’adesione entro il 15 ottobre, con i titoli ritirati a 51,29 euro l’uno. Il saldo arriva il 23 ottobre; se scattano le condizioni previste, i termini potranno riaprirsi negli ultimi giorni del mese, con un secondo incasso per gli aderenti fissato al 9 novembre.
Non tutti gli investitori considerano il prezzo adeguato. Venerdì scorso, in chiusura di seduta, il titolo Recordati valeva 52,65 euro a Piazza Affari, oltre un euro sopra quanto offerto da Respighi BidCo: un segnale che il mercato scommette su un rilancio. A luglio gli amministratori indipendenti della società avevano già sollevato alcuni dubbi sulla congruità del corrispettivo, mentre il consiglio di amministrazione lo aveva giudicato equo, anche sulla base delle perizie ricevute. La società di ricerca Websim ha fissato un obiettivo di prezzo a 71 euro, ben oltre l’offerta, e la sua raccomandazione è di non portare i titoli in adesione.
L’attuale socio di controllo, la holding Rossini, che ha il 46,82% del capitale ed è riconducibile allo stesso CVC insieme a PSP Investments e altri fondi, ha già garantito che porterà tutte le sue azioni all’offerta. Al suo fianco, nel nuovo assetto, entreranno GBL e investitori istituzionali come il fondo sovrano di Abu Dhabi (ADIA) e il canadese CPP Investments: un cambio di proprietà che ridisegna il controllo del gruppo rispetto alla struttura costruita nel 2018, quando Recordati era passata dalla famiglia fondatrice al primo veicolo CVC.
L’azienda intanto continua a crescere. Nella prima metà del 2026 il fatturato è cresciuto del 6,6%, fino a superare 1,4 miliardi di euro, mentre il margine industriale è salito a quota 540 milioni, in progressione dell’8,8% sul periodo precedente. Il debito è invece calato a circa 1,9 miliardi, meno di due volte quel margine. Il multiplo implicito nell’offerta, 12,7 volte l’utile operativo lordo dell’anno scorso, resta comunque superiore alla media delle aziende quotate comparabili, ferma poco sopra le 11 volte.
Per chi non ha azioni Recordati in portafoglio, la vicenda conta lo stesso. Pochi buyout su società italiane quotate hanno mai raggiunto una taglia simile, e il suo esito mostrerà quanto banche e fondi di credito privato siano ancora pronti a finanziare operazioni così grandi, con tassi più alti di prima del 2022. Chi ha in portafoglio fondi o ETF legati a Piazza Affari vedrà uscire dal listino uno dei titoli farmaceutici più scambiati, con possibili ricadute sulla composizione dei principali indici italiani nei prossimi mesi.
Dati e dettagli della struttura finanziaria riportati da BeBeez, che il 31 agosto 2026 ha ricostruito il contenuto del documento d’offerta di Respighi BidCo su Recordati.