Il cda di Mps ha dato il via libera al progetto firmato da Luigi Lovaglio, amministratore delegato della banca: due offerte pubbliche di scambio distinte, una su Banco Bpm e una su Banca Generali. La notizia arriva da un’indiscrezione di Bloomberg, secondo cui alcune fonti del mondo finanziario seguono da vicino l’operazione. Un comunicato ufficiale della banca senese non è ancora arrivato.
La mossa punta a rispondere all’offerta lanciata a inizio giugno da Intesa Sanpaolo su Mps stessa. Il board non l’ha respinta formalmente. Ha però espresso perplessità sul prezzo proposto e sul piano che prevede la cessione di una parte consistente delle attività, di fatto smontando l’istituto dopo anni di ristrutturazione.
Le due offerte progettate da Lovaglio sarebbero interamente in azioni. Darebbero vita a un gruppo che vale sul mercato quasi 70 miliardi di euro in totale. Il progetto arriva al termine delle trattative per unire Mps e Banco Bpm alla pari, interrotte nelle settimane precedenti dopo il veto arrivato dal primo socio dell’istituto guidato dal manager Giuseppe Castagna, il gruppo francese Crédit Agricole.
I dettagli tecnici restano da definire: mancano ancora i rapporti di concambio, che il consiglio ha promesso in un comunicato separato. Su un punto, però, circolano già le prime indiscrezioni. Secondo l’Ansa, l’offerta pensata per Banca Generali userebbe come contropartita azioni della stessa Mps, e non la quota che la banca senese ha in Generali. Si tratta per ora di un’ipotesi riportata da una singola agenzia, non di un dato confermato dal consiglio.
Il mercato ha già reagito. Il titolo Banco Bpm ha chiuso in netto rialzo, sopra l’1%, uno dei migliori risultati di giornata in Borsa, con il prezzo fermo appena sotto i 17 euro. Il prezzo di Banca Generali è salito oltre quota 69 euro. Mps ha chiuso invece in calo dello 0,5%, mentre Unipol ha perso più del 3% nelle ultime battute della seduta.
Se le due operazioni si concretizzassero, il nuovo gruppo diventerebbe il terzo polo bancario italiano per dimensione, con una rete che supererebbe i 2.600 sportelli. Guadagnerebbe inoltre una presenza più forte nel risparmio gestito, nel private banking e nell’investment banking, mettendo insieme le attività di Banca Generali con quelle che Mps controlla già tramite Mediobanca.
Resta aperta la partita con Intesa Sanpaolo, che ha messo sul tavolo la propria proposta a giugno e che il board di Mps non ha ancora scartato del tutto. La scelta tra integrare Banco Bpm da un lato e Banca Generali dall’altro sotto la propria guida, oppure cedere pezzi dell’istituto a Intesa, definirà l’assetto del sistema bancario italiano nei prossimi mesi.
Chi ha azioni Mps, Banco Bpm o Banca Generali in portafoglio dovrebbe aspettarsi movimenti di prezzo marcati fino alla pubblicazione dei rapporti di concambio. È quel documento, non l’annuncio di oggi, a fissare il valore reale delle due operazioni.
Secondo quanto riportato da Bloomberg il 20 agosto 2026, con dettagli aggiuntivi dell’Ansa non ancora confermati dal consiglio di Mps.