Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi sei mesi del 2026 con un utile netto di 5,6 miliardi di euro, cresciuto del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il gruppo ha anche rivisto al rialzo le stime per l’intero anno: la nuova guidance indica un utile sopra i 10 miliardi di euro. Lo riporta Fortune Italia, che ha ripreso i dati diffusi dalla banca il 29 luglio 2026.
Il ritorno per gli azionisti nel semestre supera i 5 miliardi di euro. Tra dividendi e riacquisto di azioni proprie, la banca ha distribuito 5,3 miliardi di euro nel semestre: 4,2 miliardi sono andati ai dividendi, con un acconto da circa 3,8 miliardi atteso a novembre, mentre il buyback da 2,3 miliardi è partito a luglio. Per chi possiede azioni Intesa Sanpaolo in portafoglio, novembre è quindi la data da segnare per l’incasso dell’acconto.
I ricavi operativi complessivi sono saliti del 5,3% sul primo semestre 2025. A trainare la crescita sono state soprattutto le commissioni, in aumento del 4,9%, e l’attività assicurativa, cresciuta del 5,5%. Gli interessi netti, invece, si sono fermati a un +0,6%: il segno più debole tra le voci di ricavo. Nel solo secondo trimestre hanno toccato quota 3.844 milioni di euro: l’1,2% in più rispetto a un anno prima, il 5,7% in più sul trimestre precedente. L’accelerazione resta quindi più debole se guardata sui dodici mesi.
Il piano industriale 2026-2029 sta intanto tagliando i costi con l’aiuto della tecnologia. La banca ha esteso la piattaforma interna isytech 2.0 e avviato 19 progetti di intelligenza artificiale generativa e agentica. Il 68% delle applicazioni informatiche era già su cloud al 30 giugno. Sul fronte del personale, la banca ha visto uscire 1.900 dipendenti nel semestre: una prima quota rispetto al piano di turnover generazionale, che punta a coinvolgere circa 12.400 persone complessive entro il 2029.
Sul fronte del credito, il gruppo ha messo a disposizione circa 44 miliardi in nuovi prestiti a medio-lungo termine durante il semestre, con 25 miliardi rimasti in Italia. Di questi, circa 23 miliardi sono destinati a famiglie e PMI. Circa 1.200 imprese italiane sono uscite da una situazione di credito deteriorato solo nel semestre, un numero che sale a 148.000 considerando l’intero periodo dal 2014 a oggi. Il recupero di queste aziende avrebbe salvaguardato, secondo la banca, 740.000 posti di lavoro dal 2014 a oggi, di cui 6.000 nel solo primo semestre 2026.
Sul fronte dello stato patrimoniale, i finanziamenti alla clientela erano a fine giugno 437 miliardi di euro, il 4,4% in più su base annua. I crediti deteriorati netti, quelli in sofferenza o con rimborsi in ritardo, sono però saliti fino a quota 3.997 milioni di euro, dai 3.892 milioni di fine 2025, un aumento del 2,7% che va in controtendenza rispetto al miglioramento generale dei conti. Sono dati diffusi dalla banca stessa, non da terzi.
Per chi ha in portafoglio azioni Intesa Sanpaolo o titoli del comparto bancario italiano, il calendario da segnare è quello dell’acconto dividendo di novembre. Il prossimo trimestrale dirà però se l’aumento dei crediti deteriorati resta un episodio isolato o diventa una tendenza da monitorare.
Dati riportati da Fortune Italia nell’articolo pubblicato il 29 luglio 2026, sulla base dei risultati diffusi da Intesa Sanpaolo.