Ad aprire un locale a Catania, Andrea Graziano non si è fermato alla porta d’ingresso. Ha rifatto anche la piazza fuori dal locale. L’investimento per portare avanti Kebastard, il progetto aperto con il socio Abdallah Dadi, ha toccato circa 250.000 euro. Una parte è finita nello spazio pubblico: pulizia, telecamere, illuminazione, verde e manutenzione. È il primo di tre casi raccontati da Nino Amadore per Il Sole 24 Ore, in cui il capitale privato in Sicilia rimette in moto piazze e quartieri prima ancora di aprire un’attività.
Piazza Sciuti era stata riqualificata dal Comune nel 2017, ma la qualità dello spazio era peggiorata dal 2020 in poi, complice il degrado e la scarsa manutenzione. Graziano e Dadi hanno deciso di intervenire anche lì, oltre i confini del proprio locale. Hanno aggiunto cestini e nuovi punti di raccolta per il vetro, oltre a posacenere e telecamere. Hanno anche potenziato illuminazione e verde pubblico.
Kebastard ha aperto le porte il 27 maggio, con un format fast casual firmato dall’architetta Fatima Costa. Si ordina da app o casse automatiche, con un menu tra i 5 e i 10 euro. La sala misura circa 70 metri quadrati, più lo spazio esterno.
Sei assunzioni a tempo indeterminato compongono l’organico fisso del locale. Ci sono anche alcuni collaboratori esterni. Dadi è arrivato in Sicilia dalla Tunisia e ha lavorato per anni come dipendente al fianco di Graziano, prima di diventarne socio: un percorso che dice più di un bilancio sull’integrazione lavorativa nel settore della ristorazione.
A Palermo si osserva una logica simile, in una porzione più silenziosa di via Maqueda, lontano dai Quattro Canti e dal Teatro Massimo. Francesco Caravello ha ridato vita agli spazi storici del monastero della Martorana, dove ha aperto la Bottega del Monastero: un locale che unisce ristorazione, gastronomia e gelateria alla vendita diretta di prodotti siciliani.
Tra sala interna ed esterno, i coperti disponibili sono 36, più quelli di Casa Panna. Il valore aggiunto, però, sta in una rete che mette insieme caseifici, pasticcerie e piccoli produttori, spesso troppo piccoli per la grande distribuzione. La Bottega diventa un canale di vendita diretta, rivolto a residenti e turisti.
Di fronte alla Bottega sorge l’edificio di Giurisprudenza dell’ateneo palermitano. Lì Caravello propone di dedicare uno spazio ai magistrati che la mafia ha ucciso e che si sono formati in quella facoltà. Tra questi ci sono Rocco Chinnici e Giovanni Falcone, oltre a Paolo Borsellino e Rosario Livatino. L’idea, ancora da concordare con ateneo e Comune, prende il nome di Strada dei Giusti e punta ad attirare visitatori, residenti e studenti lungo un percorso della memoria.
Il progetto con la storia più lunga porta la firma di Antonio Presti. Il tutto è partito negli anni Ottanta, quando ha dato il via alla Fiumara d’Arte, il museo a cielo aperto che ha disseminato opere monumentali tra i Nebrodi. Insieme a quelle installazioni, Presti ha aperto anche l’Atelier sul Mare, un albergo diffuso le cui camere sono opere abitabili, base di partenza per esplorare il territorio circostante.
Da poco Presti ha esteso lo stesso approccio a un altro fronte: Villa Margi, la frazione della costa di Reitano nel Messinese, vicino alla Finestra sul mare firmata da Tano Festa. L’obiettivo è collegare quell’ospitalità alla Fiumara d’Arte, ai centri dell’entroterra e Santo Stefano di Camastra. Le opere devono alimentare pernottamenti, ristorazione e artigianato locale.
La stessa filosofia vale a Librino, dove da oltre vent’anni una fondazione lavora con scuole e abitanti attraverso laboratori diffusi. Il quartiere non viene più raccontato solo per il degrado, ma per la sua capacità di attrarre visitatori e progetti.
Il filo che lega Catania, Palermo e il Messinese è lo stesso. Il capitale privato non si ferma alla soglia del locale: investe anche nello spazio pubblico attorno, spesso dove Comuni e Regione non arrivano da soli. Per chi valuta di aprire un’attività in un quartiere periferico o in un borgo poco frequentato, il caso siciliano offre un suggerimento pratico. Conviene mettere in conto, fin dal piano industriale, anche una voce di spesa per il contesto intorno al locale. Senza una piazza vivibile, anche il locale migliore resta isolato.
Secondo il reportage di Nino Amadore pubblicato ieri da Il Sole 24 Ore, i tre casi raccontano modelli diversi di investimento privato nei territori siciliani.