Huawei ha chiuso il primo semestre con un utile netto sceso a 23,43 miliardi nella valuta locale, lo yuan, in calo del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il controvalore è di circa 3 miliardi in euro. Il dato colpisce perché arriva mentre il fatturato del gruppo cinese cresce.

Nei sei mesi i ricavi sono saliti del 9,6%, a quota 467,82 miliardi, sempre in yuan. Il gruppo segnala un aumento dei ricavi in ciascuna delle sue linee di business, senza però che questo si sia tradotto in maggiore redditività: il motivo principale sta nella voce spese, cresciuta più in fretta del fatturato stesso.

Nel semestre l’azienda ha destinato alla ricerca e sviluppo 121,38 miliardi, sempre in yuan, il 25% in più rispetto a un anno fa. Buona parte di quell’aumento va all’intelligenza artificiale, il terreno su cui Pechino spinge le proprie aziende a colmare il divario tecnologico dagli Stati Uniti. A questo si somma il rincaro delle materie prime, che ha eroso ulteriormente il margine sull’intero fatturato semestrale.

Il confronto con lo stesso periodo dell’anno prima chiarisce la dimensione dello squilibrio: i ricavi sono saliti di quasi un decimo, mentre l’utile si è ridotto di oltre un terzo. È la distanza tra queste due percentuali, non il singolo numero, a raccontare quanto stia pesando la strategia di investimento sui conti dell’azienda in questa fase.

Un portavoce dell’azienda ha detto che le stime per l’intero esercizio restano sotto revisione, segnale che la direzione non considera chiuso il capitolo dell’incertezza esterna richiamato nel bilancio. Non ha fornito una cifra aggiornata, né una data per la prossima revisione, e non ha indicato quale delle due voci di costo, materie prime o ricerca e sviluppo, pesi di più sulla previsione rivista.

Parallelamente Huawei continua a lavorare su un’alternativa ai chip di Nvidia, il produttore statunitense che resta sotto le restrizioni all’export verso la Cina. Consolidarsi in un settore dei semiconduttori sempre più competitivo richiede un investimento che pesa nel breve termine sui conti, quello che si vede in questo semestre, ma è anche la scommessa su cui l’azienda punta per non dipendere da fornitori americani nei prossimi anni.

Il paradosso di questi risultati è che la stessa spesa che oggi comprime l’utile è la leva su cui Huawei conta per restare competitiva quando le restrizioni sui chip diventeranno, secondo l’azienda, ancora più stringenti. Se la scommessa sui chip proprietari funzionerà, lo si capirà solo dai risultati del prossimo anno, non da quelli attuali.

Per chi segue il settore dei semiconduttori e delle forniture tecnologiche in Italia, il caso Huawei è un indicatore di quanto la corsa cinese all’autosufficienza sui chip stia già pesando sui bilanci delle grandi aziende tech, prima ancora di produrre risultati concreti sul mercato.

Dati riportati da Wall Street Italia il 31 agosto 2026, sulla base del bilancio semestrale diffuso da Huawei Technologies.