Il Governo ha deciso di non attivare per ora le accise mobili sui carburanti. Lo riporta l’agenzia Ansa, ripresa da QuiFinanza. La scelta arriva dopo che venerdì 9 ottobre le compagnie petrolifere hanno rimesso il tetto di 2,19 euro al litro sul diesel.
Il meccanismo delle accise mobili è semplice. Le accise sono una cifra fissa per litro, mentre l’Iva è una percentuale del prezzo. Quando il carburante rincara, lo Stato incassa quindi più Iva senza che nessuno cambi un’aliquota. Le accise mobili usano quell’incasso in più per abbassare le accise e ridurre il prezzo alla pompa.
Rinunciare allo sconto ha due effetti. I prezzi restano alti, almeno nell’immediato. E lo Stato può mettere da parte l’extragettito, che secondo QuiFinanza dovrebbe toccare quota 170 milioni di euro entro il 31 ottobre, quando l’iniziativa del price cap dovrebbe chiudersi. La stessa testata parla di un intervallo tra 160 e 170 milioni.
Il percorso delle ultime settimane spiega la mossa. Dal 5 ottobre le imposte sui carburanti sono di nuovo applicate per intero, perché è scaduto l’ultimo taglio delle accise deciso nei mesi scorsi. Le compagnie aderenti al tetto, fissato a 2,19 euro per il diesel e a 1,99 per la benzina, hanno scaricato il costo sui clienti con un rincaro di circa 7 centesimi. Il 9 ottobre è arrivato l’annuncio del ritorno ai livelli precedenti.
Quanto costa oggi fare il pieno? Secondo i dati riportati da QuiFinanza, il litro di benzina costa in media 2,038 euro e quello di diesel 2,260. Il gpl è a 0,790 euro e il metano a 1,926. Il diesel medio resta quindi sopra il tetto, un dettaglio da tenere a mente: il price cap riguarda le compagnie che hanno aderito, non tutti i distributori.
I prezzi stanno scendendo da qualche giorno, e la causa principale è la ripresa del passaggio di navi da Hormuz, che si avvicina ai livelli di prima del conflitto. Hanno inciso poco l’annuncio dei G7 sulle scorte di emergenza e l’accordo tra Putin e Trump sull’export russo. Su quattro mesi, il diesel che Mosca potrà esportare equivale a meno di mezza giornata di consumi mondiali: l’effetto sul mercato è minimo.
C’è poi una questione di trasparenza. Il Governo non ha spiegato come userà i fondi accantonati, e il quadro resta quello descritto da Ansa: una decisione riferita, non un provvedimento pubblicato. Anche l’importo è una stima e non una cifra già incassata.
Per chi ogni settimana riempie il serbatoio, la data da segnare è il 31 ottobre. Se il diesel resta sopra i 2,19 euro quando il tetto scade, l’eventuale taglio delle accise finanziato da quei 170 milioni sarà l’unico freno al prezzo.
Secondo QuiFinanza, che a sua volta cita l’agenzia Ansa, nell’articolo di Matteo Runchi pubblicato domenica 11 ottobre 2026.