Il cda di Banco Bpm ha respinto con voto unanime l’Ops, l’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, in un vertice a Milano chiuso in meno di due ore di confronto. La banca ha reso nota la propria posizione in un comunicato diffuso subito dopo l’incontro, dopo settimane in cui il mercato attendeva un segnale netto sulla partita del risiko bancario italiano.
Uscendo dalla riunione, il consigliere Domenico Siniscalco, in cda su indicazione del socio Crédit Agricole, ha confermato ai cronisti che la decisione era stata presa all’unanimità, limitandosi a un secco sì quando gli è stato chiesto di verificarlo. Sui contenuti specifici non si è sbilanciato, rimandando al comunicato ufficiale della società.
Il testo diffuso da Banco Bpm chiarisce il punto centrale del dissenso. La proposta di Mps si allontana nella sostanza da quella che l’istituto milanese aveva avanzato alla banca senese con una missiva datata 7 giugno 2026, quando sul tavolo c’era un’unione tra pari e non un’acquisizione. Agli azionisti di Bpm, inoltre, l’operazione attuale non riconoscerebbe alcun sovrapprezzo rispetto ai valori di mercato.
Michele Calcaterra, docente di Corporate Finance alla Sda Bocconi, ha detto ad AdnKronos di leggere la mossa come una conferma di quanto aveva già segnalato: un’operazione priva di intesa preventiva e di un premio per i soci finisce per essere respinta, tanto più che il voto compatto del cda coinvolge anche Crédit Agricole, primo azionista dell’istituto. Il confronto utile, per il docente, è con l’altra offerta recente su Banca Generali: lì il premio proposto agli azionisti toccava il 10%, un dato che rende la freddezza verso Mps ancora più comprensibile agli occhi del mercato.
Intesa Sanpaolo è, secondo il docente, la vera beneficiaria indiretta di questo scontro. La freddezza di Bpm verso Mps lascia campo libero alla sua Opas, che resta a suo giudizio l’unica proposta con una struttura chiara e un consenso reale attorno, nell’attuale partita del risiko bancario italiano.
Moody’s, dal canto suo, guarda con cautela alle due operazioni aperte da Mps. Sulle offerte rivolte a Banco Bpm e a Banca Generali, l’agenzia di rating segnala un rischio esecutivo tutt’altro che marginale, e lo lega a tre fattori: il numero di integrazioni da gestire in parallelo, il via libera degli azionisti da ottenere, e i permessi ancora pendenti presso i regolatori del settore bancario e della concorrenza. Se le due operazioni si concludessero, spiega ancora l’agenzia, gli utili di Mps risulterebbero più diversificati, con un peso minore per gli interessi netti e uno maggiore per il risparmio gestito, la raccolta, la consulenza e la bancassicurazione.
C’è infine un tassello politico. Fonti del ministero dell’Economia riferiscono che il Tesoro ha bloccato la quota che possiede in Mps per restare estraneo alle trattative in corso, una scelta comunicata al termine di un incontro tra il ministro Giancarlo Giorgetti e i rappresentanti del territorio senese, dal Comune alla Provincia fino alla Regione Toscana.
Chi ha azioni di Banco Bpm o di Mps porta a casa un indizio concreto: finché il cda dell’istituto milanese non riceve un’offerta con un premio reale, lo scenario più probabile per il risiko bancario resta quello guidato da Intesa Sanpaolo, non quello aperto dalla banca senese.
Ricostruzione basata sulle dichiarazioni raccolte da AdnKronos, compresa l’analisi di Michele Calcaterra della Sda Bocconi, nel giorno della riunione del cda di Banco Bpm su Mps.