Autostrade per l’Italia ha collocato una nuova emissione obbligazionaria da 750 milioni, con cedola al 4,25% e rimborso fissato per il dicembre del 2033. Il collocamento rientra nel programma EMTN del gruppo, che vale nel complesso 9 miliardi di euro, e porta i titoli alla quotazione su Piazza Affari.

Il concessionario è passato di mano nel maggio del 2022: da allora il controllo è diviso tra il fondo pubblico CDP Equity e Blackstone Infrastructure Partners, affiancati da Macquarie Asset Management. Sono questi tre soci a indicare oggi la linea sulla finanza del gruppo, incluso il ricorso al mercato dei bond per rifinanziare il debito in scadenza.

La domanda degli investitori istituzionali ha sfiorato i 2,6 miliardi di euro, circa tre volte e mezzo l’importo poi effettivamente assegnato. Con una richiesta così alta il prezzo di emissione si è fissato a 99,327 centesimi, per un rendimento del 4,363%, numeri che raccontano fiducia del mercato più che uno sconto concesso agli investitori.

Le nuove obbligazioni dovrebbero ottenere un rating BBB da S&P, Baa3 da Moody’s e BBB da Fitch. Non è una sorpresa: già a febbraio S&P aveva confermato la valutazione BBB della società, alzando l’outlook a positivo, un giudizio che di solito anticipa un miglioramento di rating vero nei mesi successivi.

Il rimborso di un’obbligazione precedente, dello stesso importo, è avvenuto il 26 giugno scorso. La nuova operazione arriva circa due mesi e mezzo più tardi e ricostituisce quasi esattamente la stessa cifra in cassa. La società precisa però che le nuove risorse aumenteranno anche la liquidità a disposizione del piano per l’ammodernamento della rete.

Gli investimenti restano la voce di spesa più pesante del gruppo. Nei primi sei mesi del 2026 la rete ha assorbito 817 milioni in capex, che salgono a circa 1,1 miliardi se si aggiungono le manutenzioni, su un budget di 2,4 miliardi previsto per l’intero anno. Nello stesso arco di tempo i ricavi consolidati sono cresciuti a 2,215 miliardi, sostenuti dai pedaggi arrivati a 1,995 miliardi, rispetto ai 2,164 miliardi dei primi sei mesi del 2025.

L’ebitda rettificato è salito a 1,285 miliardi, un progresso modesto ma costante. L’utile netto, invece, arretra a 378 milioni contro i 515 dell’anno prima. Il calo dipende soprattutto dall’aumento degli ammortamenti legati ai lavori sulla rete, e dal fatto che nel confronto pesavano plusvalenze straordinarie che quest’anno non si sono ripetute.

Sul fronte del debito il quadro racconta una crescita costante: a fine 2025 il debito finanziario netto era fermo a 10,784 miliardi, sei mesi dopo, a fine giugno, era già salito a 11,112 miliardi. Nella cifra rientra anche 1,55 miliardi di euro raccolti con finanziamenti a scadenza medio-lunga firmati nei primi sei mesi dell’anno.

Per chi ha risparmi in fondi obbligazionari o ETF esposti al debito infrastrutturale italiano, il segnale da tenere d’occhio non è il singolo collocamento ma il rapporto tra debito e margini. Se il primo continua a correre più del secondo, la promozione di rating che il mercato sembra scontare potrebbe slittare oltre i prossimi dodici mesi.

Dati e dettagli dell’operazione riportati da BeBeez lunedì 7 settembre 2026.