AstraZeneca discute da mesi un’aggregazione con Bristol Myers Squibb, un’operazione che unirebbe due tra i maggiori gruppi farmaceutici al mondo. Lo scrive il Financial Times, secondo cui alcune persone informate seguono da vicino il dossier. Il colosso che ne uscirebbe avrebbe un valore combinato di circa 400 miliardi di dollari, abbastanza per issarlo al quarto posto tra i produttori farmaceutici per capitalizzazione.

A Londra AstraZeneca capitalizza 196 miliardi di sterline, l’equivalente di 260 miliardi di dollari, ed è il secondo titolo più prezioso del listino britannico. Bristol Myers Squibb, sul Nyse, vale invece 133 miliardi di dollari. Il negoziato, secondo il quotidiano finanziario britannico, potrebbe comunque arenarsi prima di un accordo definitivo.

Pascal Soriot è alla guida di AstraZeneca dal 2012. Nel 2014 respinse un’offerta di acquisizione arrivata da Pfizer, scegliendo la crescita autonoma del gruppo anglo-svedese. Quella scelta è diventata un caso di scuola nella storia recente della finanza britannica, spesso citata come esempio di difesa riuscita da un’acquisizione ostile.

Da allora l’azienda si è imposta nell’oncologia grazie a una lunga sequenza di acquisizioni mirate. Il gruppo punta oggi a ricavi per 80 miliardi di dollari entro il 2030, contro i 58,7 miliardi del 2025.

Bristol Myers Squibb arriva a questo dossier in una fase più complicata. Nel 2019 aveva pagato 74 miliardi di dollari per rilevare Celgene, un’operazione che doveva rafforzarne il portafoglio oncologico. Oggi diversi brevetti chiave del gruppo americano stanno scadendo, un rischio che pesa sui ricavi futuri e che una fusione con AstraZeneca aiuterebbe a diluire.

Sul piano industriale l’operazione avrebbe senso soprattutto in oncologia, l’area terapeutica dove entrambe le aziende hanno investito di più negli ultimi anni e che oggi genera la crescita più solida per l’intero settore farmaceutico. Mettere insieme i due portafogli darebbe al nuovo gruppo una scala difficile da replicare per i concorrenti, dagli Stati Uniti alla Svizzera.

Se l’operazione dovesse concludersi, entrerebbe tra le più grandi fusioni mai registrate nel settore farmaceutico, in una fase in cui diversi gruppi guardano alle acquisizioni per compensare la scadenza dei brevetti sui farmaci più redditizi. Le autorità antitrust di Stati Uniti ed Europa, negli ultimi anni, hanno alzato la soglia di attenzione sulle concentrazioni nella sanità.

Il titolo AstraZeneca ha perso fino al 7% a Londra nelle prime contrattazioni, per poi limitare il recupero a pochi punti base. Bristol Myers Squibb, a Wall Street, è invece salita dello 0,7%. La differenza racconta chi rischia di più: un’aggregazione di queste dimensioni comporta costi di integrazione, tempi lunghi e il rischio che le autorità antitrust chiedano cessioni prima di dare il via libera.

Le due società non hanno confermato ufficialmente i colloqui, e operazioni di questa portata richiedono in genere mesi di due diligence prima di una proposta vincolante. Chi ha fondi pensione o ETF con una quota rilevante di farmaceutico europeo dovrebbe seguire i prossimi comunicati di AstraZeneca. Una conferma ufficiale cambierebbe in fretta le valutazioni degli analisti sul titolo.

Rielaborazione a partire da un articolo pubblicato da Forbes.it il 3 agosto 2026, che cita in origine un’inchiesta del Financial Times.