La fintech di prestiti rateali guidata da Max Levchin, il co-fondatore di PayPal, ha chiuso il trimestre di marzo 2026 con ricavi per un miliardo di dollari e e 100 milioni di dollari rimasti a bilancio come utile netto, un risultato che arriva dopo oltre un decennio di bilanci in rosso. Affirm aveva accumulato perdite per più di 2 miliardi di dollari, prima di trovare un modello capace di reggersi da solo.
La svolta contabile risale all’anno scorso, quando i ricavi del gruppo hanno cominciato a coprire stabilmente i costi secondo i principi Gaap. Michael Linford, direttore operativo di Affirm, ha spiegato a Forbes che gestire nuovi prestiti oggi costa pochissimo in più rispetto a prima, merito dei sistemi informatici costruiti internamente per raccogliere dati e rendicontare i finanziamenti.
Affirm vale oggi in Borsa circa 25 miliardi di dollari, la metà in più del prezzo fissato alla quotazione del 2021, anche se resta lontana dal massimo toccato quello stesso anno a novembre, quando la capitalizzazione era arrivata a 47 miliardi di dollari. Ogni trimestre la società movimenta circa 12 miliardi di dollari tra prestiti concessi e pagamenti processati. Anche Levchin si è arricchito insieme all’azienda: il suo patrimonio personale ha raggiunto quota 2,2 miliardi, sempre in dollari, il doppio di due anni fa.
Dietro i numeri c’è una scelta strategica precisa: costruire in casa invece di comprare sul mercato. La logica, spiega Levchin, è quella degli effetti di rete: più negozi accettano Affirm, più il servizio serve ai clienti, e viceversa. È lo stesso meccanismo che secondo lui ha permesso a Visa di generare utili netti per 20 miliardi di dollari in un solo esercizio.
Il prodotto che meglio racconta questa scelta è la carta di debito dell’azienda, pensata per saldare un acquisto per intero o dividerlo in rate direttamente alla cassa. Senza un registro interno proprietario per tracciare prestiti, pagamenti e rimborsi, spiega Linford, quella carta non sarebbe mai potuta esistere: un rimborso su debito puro e un rimborso su un acquisto rateizzato sono due operazioni diverse, e serviva un solo sistema capace di unificarle. I titolari attivi della carta erano 4,4 milioni a marzo, in aumento del 130% su base annua, con un volume d’acquisti superiore ai 2 miliardi di dollari nel trimestre.
Lo stesso approccio proprietario regge la valutazione del rischio. Affirm esamina i movimenti dei conti correnti dei richiedenti, non soltanto lo storico creditizio, per calibrare tassi e piani di rimborso. Il risultato: la quota di saldi rateali mensili con almeno 30 giorni di ritardo è rimasta, negli ultimi anni, tra 2,1% e 2,8%, contro una media di settore sulle carte di credito vicina al 3,7%, secondo le rilevazioni di Equifax e di Moody’s.
Resta un problema comune a tutto il settore buy now pay later: un cliente può accendere più prestiti presso fornitori diversi, senza che nessuno dei due se ne accorga. Affirm sostiene di essere l’unico grande operatore a segnalare tutte le proprie posizioni alle centrali rischi, ma il vuoto informativo resta per il resto del mercato.
Da gennaio il titolo Affirm ha perso solo l’1%, un calo contenuto rispetto ai crolli a doppia cifra registrati da Klarna, SoFi e Nubank, penalizzate dai timori sulla tenuta dei consumatori americani tra inflazione e paura di perdere il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale. La priorità dichiarata da Levchin resta mantenere la crescita dei ricavi sopra il 30% l’anno, puntando anche sull’espansione fuori dai tre mercati attuali, Stati Uniti, Canada e Regno Unito, verso Germania, Francia, Paesi Bassi e Australia grazie all’accordo con Shopify.
Chi usa più servizi di pagamento a rate in parallelo dovrebbe fare un conto semplice prima della prossima scadenza: sommare tutte le rate residue nello stesso mese, perché nessuna delle piattaforme lo farà al posto suo.
Ricostruzione tratta da un’inchiesta di Jeff Kauflin per Forbes, pubblicata il 19 agosto 2026.