A Valle Castellana, comune abruzzese in provincia di Teramo con circa 800 abitanti, fare rifornimento costa meno che nel resto d’Italia. Il motivo è semplice: l’unico distributore del paese non appartiene a un gestore privato ma al Comune stesso, che lo acquista, lo rifornisce e lo rivende senza applicare un ricarico. Sui social gli abitanti hanno già dato un soprannome al servizio: la benzina del sindaco.

La gestione pubblica non nasce dal caro carburanti di quest’estate. La storia comincia nel 2018: il distributore rischia di chiudere per mancanza di un gestore disposto a continuare l’attività. Per gli abitanti, sparsi in quasi quaranta frazioni del territorio, la chiusura avrebbe significato percorrere oltre venti chilometri per trovare la pompa più vicina. L’amministrazione decide quindi di rilevare l’attività per tenerla aperta, non per fare concorrenza sul prezzo.

Il risparmio arriva comunque, ed è la parte che sta circolando online. Chi fa rifornimento a Valle Castellana spende tra dieci e venti centesimi in meno per ogni litro: la differenza, rispetto al prezzo di un self-service tradizionale, si vede subito alla cassa. La spiegazione sta nella composizione del prezzo alla pompa: il margine del gestore privato è solo una fetta piccola di quanto paga l’automobilista, mentre la parte più consistente arriva da accise e IVA, voci che il Comune non può e non vuole toccare. Il risparmio reale, quindi, corrisponde esattamente al margine commerciale che un gestore normale trattiene per sé.

Il tempismo spiega perché la storia sta girando proprio ora. I prezzi dei carburanti restano alti in tutto il Paese e lo sconto statale sul gasolio, 17 centesimi al litro, resta in vigore soltanto fino al 26 agosto. In questo scenario, un paese di ottocento abitanti che paga la benzina come dieci anni fa diventa una notizia nazionale quasi per contrasto.

Il leader progressista Alessandro Onorato ha commentato pubblicamente il caso. Ha fatto notare che un taglio apparentemente piccolo, dieci o venti centesimi, si traduce in un risparmio concreto per chi fa un pieno da cinquanta litri: qualche euro che l’automobilista tiene in tasca a ogni rifornimento. Onorato ha definito l’iniziativa un esempio di “politica del fare” da parte degli amministratori locali.

Vale la pena guardare al modello con realismo, non con entusiasmo automatico. Un comune di ottocento abitanti gestisce un solo impianto, con volumi ridotti e senza gli oneri di rete che pesano su una catena nazionale: non è un esperimento facilmente replicabile in un centro urbano più grande, dove i margini dei distributori si giocano su volumi molto diversi. Resta però un dato di fatto verificabile: dove manca un concorrente che tenga bassi i prezzi, un Comune può decidere di diventarlo lui stesso, rinunciando al profitto sul carburante per tenere aperto un servizio essenziale.

Per chi vive in zone simili, dove il distributore più vicino è a rischio chiusura, il caso di Valle Castellana offre un termine di paragone concreto da portare in consiglio comunale: quanto costerebbe rilevare l’impianto, e quanto si risparmierebbe rinunciando al margine commerciale.

Secondo quanto riportato da Open il 24 agosto 2026, a firma di Olga Colombano.